Convegno SANA “Vini naturali, biologici e biodinamici: ieri, oggi, domani..” 1° parte

Domenica 11 Settembre si è tenuto il Convegno  al SANA organizzato da  AIES (Accademia internazionale enogastronomi sommeliers) e presentato da Renzo Santi , presidente onorario della associazione.

Il primo intervento è stato quello di Leonello Anello, agronomo e consulente biodinamico, che lavora con un metodo biodinamico codificato e affinato da più di venti anni, che permette di ottenere vini di qualità, registrati con il marchio I vini biodinamici ®

Il punto di partenza è un’ uva di grande qualità, coltivata senza utilizzo di tecnologia, fisica, e  chimica se non piccole quantità di rame e zolfo, quando necessarie  in vigna. In cantina non vengono addizionati additivi di nessun tipo, se non una piccola percentuale di solforosa, da dichiarare in etichetta. Il vino prodotto è vivo, con caratteristiche ben definite e uniche.

Anello afferma, che l’attuale disciplinare del biologico, è in contrasto con le caratteristiche di unicità di un vino, viene cercata l’omologazione al prodotto  convenzionale;  è possibile infatti aggiungere più di 400 sostanze di natura diversa dall’uva. Se fosse approvato dalla Comunità Europea questo disciplinare, confonderebbe  ulteriormente il consumatore finale.

Il vino degli ultimi 40 anni, è stato il frutto di una serie di azioni mirate, di mercato atte a giustificare l’importanza della tecnologia, chimica e additivi; al consumatore è stato trasmesso il messaggio che “per poter fare un grande vino, che possa piacere a tutti, risulta necessario standardizzarlo nel gusto, con diverse tecniche. Lo standard non esiste e la qualità di un prodotto deve poter essere giudicata dal consumatore.

Giampiero Bea presidente del Consorzio Vini Veri e produttore della azienda agricola Paolo Bea, interviene dicendo una frase molto bella “La natura va osservata e compresa, mai dominata, nei bicchieri deve arrivare un vino generato e non costruito”. Il suo auspicio è quello di poter unire le diverse associazioni e redigere un testo unico, da presentare alle istituzioni allo scopo di  difendere l’identità del territorio e del vino , salvaguardando la salute di chi lo beve. Bea dice di non essere contrario alla enologia convenzionale, ma ritiene che un vino addizionato di numerose sostanze, con aggiunte massive di solfiti,sia costruito e privo di identità, un prodotto industriale.

Concludo questa prima parte, con l’intervento di Federico Orsi, proprietario di Vigneto San Vito, che racconta la sua esperienza come produttore. L’azienda acquisita, lavorava in convenzionale da trenta anni; ha cercato di  capire come caratterizzare il proprio vino, iniziando nel 2006  l’ approccio alla biodinamica.
Il suo percorso verso queste tecniche, lo hanno portato a comprendere che essendo meno invasive per il territorio e di maggiore rispetto per le  piante, aiutano a gratificare l’uomo, infatti afferma che  “La biodinamica porta alla centralità l’uomo e il suo valore”.

La conversione della sua azienda ha avuto minori costi nell’acquisto di prodotti, ma un aumento degli stessi nella manodopera qualificata; l’uva sana che cresce in un vigneto coltivato in biodinamica necessita della componente umana. Orsi conclude dicendo che ha ancora un lungo percorso davanti di scoperta e lavoro , con l’obbiettivo di fare sempre più un vino senza additivi e non omologato, nel rispetto del territorio.

A presto con la seconda parte del convegno!

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