Convegno SANA “Vini naturali, biologici e biodinamici: ieri, oggi, domani..” 2° parte

Domenica 11 Settembre si è tenuto il Convegno  al SANA organizzato da  AIES (Accademia internazionale enogastronomi sommeliers) e presentato da Renzo Santi, presidente onorario della associazione.

Finalmente sono riuscita a dedicarmi alla scrittura del secondo post, come promesso del Convegno che si è tenuto al Sana.

Ho apprezzato l’intervento di Sofia Pepe della Azienda Agricola Emidio Pepe, nota per la lunga tradizione di quattro generazioni di vignaioli,  che coltivano la vite in biodinamica rispettando le piante e il territorio. Il suo intervento ha evidenziato il paradosso attuale, nel fatto di dover segnalare alle commissioni di assaggio DOC e IGT che il loro vino in degustazione è un vino naturale. Una volta tutto il vino era naturale! La loro azienda produce dal 1964 con metodi che producono un vino genuino, senza addizione di chimica nei vigneti, né tantomeno in cantina.

La produttrice afferma, che qualora venisse approvato il disciplinare del vino biologico, con le indicazioni attuali in Comunità Europea, come azienda toglieranno la dicitura di vino da uve biologiche in bottiglia, perché il disciplinare attuale come impostato tende ad omologare il vino da agricoltura biologica a quello convenzionale.
Stanislao Radikon, vignaiolo, conferma la linea sottolineando con preoccupazione che attualmente numerose realtà industriali stanno cercando di produrre vino bio, che non è un prodotto comparabile con il vino prodotto dall’artigiano; il produttore evidenzia che manca comunicazione in merito a queste tematiche che essendo importanti dovrebbero essere trasmesse al consumatore.

Fabio Giavedoni, curatore della guida Slow Wine, interviene spiegando che la qualità dei vini naturali è cresciuta notevolmente negli ultimi anni, ma la difficoltà di reperimento, li ha portati a scrivere una guida che descrive il lavoro del produttore e la sua storia. La sua opinione, che ritengo condivisibile, evidenzia che se anche grosse realtà industriali, dovessero convertirsi al biologico, ciò non dovrebbe spaventare il piccolo produttore la cui storia gli permetterà di differenziarsi, ed essere valutata dal consumatore attento.

L’ultimo intervento che ha fornito dati a mio avviso molto interessanti in merito al consumatore, è stato quello di Maurizio Manzoni, responsabile dellEnoteca Regionale dell’E.R.

Una percentuale alta (70-71%) tra i consumatori abitudinari di vino, non ha idee chiare in merito alle differenze tra un vino prodotto con uve biologiche e un vino prodotto con uve biodinamiche, appaiono completamente disorientati; incide nella scelta la qualità del singolo vino e la conoscenza del produttore.

Concludo con il dato emerso di un certo rilievo; vi è la constatazione che il consumatore arriva a questo tipo di prodotto, da conoscitore di vini, con un percorso personale, passando dal mondo dei convenzionali a quello dei biologici, e come tale è maggiormente disposto a spendere qualcosa in più, perché attento alla propria salute.

In seguito ad interventi del pubblico, è risultato evidente che  il  consumatore medio non riesce a trovare attualmente un numero sufficiente di informazioni in merito a questi vini, tali da potergli permettere una scelta; spesso inoltre, il ristoratore non è in grado di comunicare il vino al cliente, e spiegarne caratteristiche e metodologia di produzione.

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