Certificazione bio del vino in etichetta. Il consumatore la desidera?

Oggi mi ritrovo a condividere con voi i miei pensieri in merito alla certificazione in etichetta ai vini provenienti da agricoltura biologica e biodinamica, in seguito ad una lettura di un panel test effettuato negli USA, dalla Merrill reserch in Agosto 2011 che potete trovare su snoot.

Il risultato del panel,  afferma che solo al 18% dei consumatori di vino negli USA  considera la certificazione biologica un fattore importante nella scelta del vino, mentre l’80% considera il prezzo, la tipologia di vino e la conoscenza delle caratteristiche dello stesso, fattori più importanti.

WINE

RESEARCH

“Organic” is today’s hot wine buzzword. You’ve heard it and you’ve used it, but is it working? Are producers making better wines, or merely marketing their wines more effectively?

We’ll leave that answer up to you, but we can answer an even more important question, do consumers really care? Sadly, the answer appears to be no.

Results from our research panel show that only 18% of wine consumers consider an organic certification to be an important influencing factor when purchasing wine*. Though this number may seem significant when looked at alone, it pales in comparison to the more than 80% of consumers who find other factors, such as price, varietal, style and past experience, to be important. It becomes even clearer when looking at a 54% average importance rating across all 22 other factors tested. Snoot

Sarebbe molto interessante poter effettuare un panel di ricerca simile in ItaliaCosa ne pensa il consumatore di vino da viticultura biologica e biodinamica in Italia? La certificazione ha importanza?

Ricordo che il  consumatore di alimenti  biologici in Italia è esigente, e che nel 2011 si sono riscontrati incrementi di vendita di alimenti biologici nei supermercati e  nei negozi specializzati di oltre l’12%. Questa piccola percentuale dovrebbe a mio avviso risultare attenta anche alla certificazione del vino. Una domanda interessante, è  probabilmente legata al concetto di vino:  viene considerato un alimento?

A nostro parere dovrebbe essere valutato come un alimento, e  riportare in etichetta  tutti gli ingredienti;  la certificazione di conseguenza rappresenterebbe  il corollario di trasparenza verso il consumatore. Cosa ne pensate?

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5 thoughts on “Certificazione bio del vino in etichetta. Il consumatore la desidera?

  1. Io credo che il marchio biologico in etichetta, purtroppo, voglia dire relativamente poco. Soprattutto per quanto riguarda il vino.
    1- perchè purtroppo il sistema di controllo funziona poco (e lo abbiamo visto anche non poco tempo fa con una grande frode fatta in territorio veneto);
    2- biologico nel vino significa che la vigna è coltivata in modo biologico, ma non ti danno garanzie sui lavori in cantina (chiarifiche, filtrazioni, solforosa, lieviti selezionati…. possono essere più dannose di alcuni prodotti di sintesi).

    Io ho assaggiato vini da agricoltura biologica veramente pessimi.
    Per quel che mi riguarda cerco sempre conoscere la totalità della lavorazione, sia in vigna che in cantina.

    http://primobicchiere.wordpress.com/

    • Buongiorno,
      forse in Italia, il consumatore non è ancora molto attento al marchio biologico in etichetta e conosce poco tutta la burocrazia legata alla certificazione. Non concordo sul fatto che il sistema di controllo funzioni ovunque poco. Diversi produttori con i quali ho parlato mi hanno assicurato che i controlli in vigna vengono effettuati, e a volte mi sono state mostrate le analisi.
      Uve provenienti da agricoltura biologica e biodinamica certificate da enti seri, possono dare a mio avviso una certezza in più al consumatore, rappresentata dal fatto che in vigna non vengano usati pesticidi, fitofarmaci o sistemici e di conseguenza non si ritrovano nel prodotto finale vino.

      Concordo nel fatto che la serietà del produttore in cantina sia fondamentale, perchè gli enti di controllo della certificazione attualmente non garantiscono, come giustamente affermi, in merito a ciò che viene usato in cantina. Parlare con il produttore è di importanza fondamentale ed è importante conoscere la totalità della lavorazione.

      Vini pessimi ce ne sono di ogni tipo, che si vogliano etichettare o meno, la capacità del produttore consiste proprio nel produrre un prodotto finale diverso e unico, che rappresenti al meglio il terroir e che sia a mio avviso il più salubre e naturale possibile. Come si impara poi nei corsi di sommeliers, il gusto per il vino è in gran parte soggettivo, soprattutto per quanto riguarda il consumatore finale, che non lo valuta certo tecnicamente.

      A presto
      Natascia

  2. Forse mi sono espresso male. Anche io sono un forte sostenitore del biologico e biodinamico, non a caso i miei acquisti alimentari (non solo vino) puntano principalmente su tali prodotti.
    Dico solo che purtroppo, a volte, il certificato biologico non è una garanzia al 100%. Ho comunque sentito anch’io da amici agricoltori che i controlli seri ci sono eccome, ma purtroppo c’è anche l’eccezione che conferma la regola. Credo anche che ora il biologico stia diventando più una moda che un valore (mi riferisco a chi lo fa).
    Come dici tu la serietà del produttore è fondamentale, perchè se faccio biologico e bombardo a più non posso di rame senza cura, è sicuramente peggio di un produttore che coltiva in modo convenzionale e rispetta accuratamente tempi e dosi degli agrofarmaci.

    In merito al vino, credo che uve da agricoltura biologica sia un pò riduttivo. Se in vigna applico una viticoltura biologica e biodinamica, ma in cantina uso addittivi, chiarificanti, filtrazioni pesanti etc… tolgo tutta la genuinità al prodotto che fino ad ora avevo ottenuto.

    Concordo anche che “de gustibus non disputandum est”, e io preferisco 100 volte il peggiore dei vini naturali (e con naturale non intendo solo biologico) rispetto al migliore dei vini industriali. Mah…ai corsi da sommelier cercano un pò di inquadrarti (giustamente per iniziarti con un input), l’esperienza vera bisogna farla sul campo dopo…

    • Ciao ..ma scusami come ti chiami?
      Concordo con te, la certificazione biologica non rappresenta una garanzia al 100%.
      Io sarei favorevole ad una etichetta come avviene nel mondo dell’alimentare biologico, dove sono elencati tutti i singoli “ingredienti”. Non ho ancora compreso come mai il vino non possa essere considerato un alimento vero e proprio.
      L’esperienza in questo settore ritengo non abbia mai fine; per me è partita prima dei corsi e proseguirà sempre di più su “campo”.

  3. Ciao, scusami non mi sono presentato: Andrea e scrivo da Modena.
    Si sono d’accordo. La chiarezza deve essere totale soprattutto in un prodotto complesso come il vino. Credo però che gli “ingredienti” nelle bottiglie siano difficilmente quantificabili (vedi solforosa…), e poi il vino è soprattutto business (sic!), quindi per molte grandi cantine è molto meglio non evidenziare certe cose. Inoltre certe pratiche utilizzate (chiarifiche, ossigenazioni etc..) potrebbero comunque non venire riportate, anche se influenzerebbero non poco la qualità del prodotto.
    Sono dalla tua anche per l’esperienza: i corsi ti incuriosiscono e il “campo” ti illumina!

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