Ci sono differenze tra il suolo di vigneti coltivati in convenzionale e in biologico?

In questi giorni di neve e quindi di chiusura forzata in ufficio, nella esplorazione del web ho trovato un articolo interessante, nel blog the academic wino nel quale l’autrice Rebecca, prende in analisi uno studio condotto a Cruscades nel Sud della Francia. ( Coll, P., Le Cadre, E., Blanchart, E., Hinsinger, P., and C. Villenave. 2011. Organic viticulture and soil quality: A long-term study in Southern France. Applied Soil Ecology 50: 37-44.)

Secondo l’autrice, lo studio ha evidenziato differenze significative nella qualità dei suoli di vigneti coltivati in biologico paragonati a quelli in convenzionale; in particolare durante la fase di transizione nel passaggio da un terreno coltivato tradizionalmente al biologico, dove chiaramente diminuiscono le risorse disponibili, in particolare per i nutrienti come fosforo (P), distribuito in eccesso tramite i  fertilizzanti sintetici, utilizzati in pratiche agricole convenzionali .

In agricoltura biologica, Il rame (Cu ) è spesso usato come antiparassitario contro la peronospora. In questo studio, stranamente gli autori non hanno trovato differenze nelle concentrazioni di Cu tra i campioni convenzionali e quelli in biologico, lasciandomi con interrogativi in merito, come la scrittrice.

Come accennato in altri post il merito dell’agricoltura biologica ed in particolare della biodinamica è legata ad un aumento dell’humus e della sostanza organica in generale, in correlazione a tutte le diverse componenti  microbiologiche (funghi, batteri )  e macrobiologiche del suolo (lombrichi e nematodi).

Questo studio pone, con mio stupore, in evidenza in realtà una diminuzione del numero dei lombrichi nei campioni di terreno coltivati in biologico rispetto al convenzionale; questa differenza è stata attribuita dai ricercatori, alla metodologia di campionatura , che avrebbe permesso la fuga dei lombrichi e pertanto non conteggiati; una ulteriore spiegazione potrebbe essere dovuta al fatto che spesso il terreno viene lavorato maggiormente in agricoltura biologica.

Risulta confermato  dallo studio che i quantitativi di carbonio totale trattenuto nei suoli coltivati in regime biologico è decisamente superiore dovuto probabilmente  all’  inerbimento. Il  carbonio organico totale appare una risorsa importante per aumentare la crescita microbica nel terreno e la salute del suolo.

Le conclusioni della scrittrice del blog mettono in evidenza i risultati dello studio.  Una volta che la comunità microbica del suolo si ripristina, dopo la fase di transizione del passaggio dal convenzionale al biologico, inizia a produrre nutrienti essenziali attraverso i sottoprodotti del metabolismo, aumentando anche il carbonio, e la qualità del suolo in generale.

Mi allineo alla linea di Rebecca, che afferma, sarebbe stato illuminante avere uno studio  successivo e complementare, comprendente una eventuale  analisi chimica delle uve (nei diversi tipi di campioni) e delle componenti nel prodotto finale vino, ma aggiungo, probabilmente difficoltoso e costoso in termini di tempi e analisi.

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