Eco-labels. Sì o no in bottiglia?

Studi americani dimostrano che le eco-etichette non sono considerate un valore aggiuntivo per una bottiglia di vino.

Navigando tra le notizie del web, l’articolo di  Edoardo Narduzzi ci riporta al problema “green labels”.

Si evince dallo scritto, che l’etichetta presente in un vino “bio” (collochiamo la parola tra virgolette, per comprendere le diverse definizioni, da agricoltura biologica e biodinamica) non viene considerata dal cliente finale come importante. In particolare, il prezzo della bottiglia maggiorato, non viene correlato ad una immagine di qualità e caratteristiche organolettiche diverse da altri vini e quindi non accettato.

Uno studio di Delmas e Grant “Eco-labeling Strategies and Price-Premium, evidenzia come  i consumatori statunitensi, siano più propensi ad acquistare prodotti” bio”, se le pratiche certificate, possono fornire dei benefici reali percepibili per la salute, oppure in qualità e bontà superiori del prodotto.

Quale deve essere pertanto l’obiettivo di una etichetta che certifica un vino “bio”?

Certamente sarebbe importante ridurre l’asimmetria informativa tra produttore e consumatore, fornendo informazioni relative alla qualità e alle caratteristiche organolettiche del vino, comunicando il  valore aggiunto, come ad esempio, il non utilizzo di chimica in vigna e additivi nella vinificazione.

Dagli studi sopracitati emerge che quando si tratta di vino, al contrario del mondo alimentare, la eco-certificazione non è ben compresa dai consumatori con addirittura un effetto negativo sui prezzi del vino. Un’ etichetta che riporta un marchio di certificazione in biologico/biodinamico, influisce poco nell’incrementare l’immagine del vino, se non viene comunicato al consumatore in modo chiaro il valore aggiunto specifico del prodotto e la qualità dello stesso.

Un sovrapprezzo in valore della bottiglia, potrebbe essere accettato da parte del consumatore, se fossero compresi dallo stesso i vantaggi connessi al processo di certificazione, come ad esempio la salvaguardia delle viti e dell’ambiente preservando la biodiversità, il controllo del processo produttivo,.ect .
Questi valori che sono compresi da enologi e addetti al settore, non vengono però comunicati al consumatore che ignora il lavoro e le fatiche del produttore, e non è di conseguenza disposto a pagare un vino certificato in etichetta un prezzo maggiorato di un vino senza eco-etichetta.

Nel settore del vino “bio”, si verifica una situazione atipica rispetto ad altri settori, e appare evidente la difficoltà da parte dei consumatori (degli USA, per gli studi citati, ma potremmo includere anche il consumatore Italiano), di comprendere le differenze dei prodotti, le caratteristiche di produzione e di certificazione e di conseguenza la percezione  del prodotto vino, non può essere associata a valori che permettono di giustificare un prezzo maggiorato delle bottiglie, a danno del produttore.

Uno spunto interessante emerso dall’articolo di Narduzzi, riguarda i consumatori di vini “bio” negli USA; risultano maggiormente informati, secondo lo studio di Lester Kwong, istituto enologico canadese Brock University – (studio pubblicato Journal of Wine Economics, n°2/2011) degli altri consumatori abituali di vino, e di conseguenza il valore del prezzo di una bottiglia, viene valutato dagli stessi, soprattutto in merito alla conoscenza del brand  e alla qualità effettiva del vino.

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