La mia esperienza a Vite di Donne

Vite di Donne 17 Maggio 2014 – Ferrara

 

Un’ esperienza “nel mezzo” né da scrittrice, né da produttrice, ma da intermediaria tra il mondo contadino legato alla terra e alla creazione, e la vendita dell’opera d’arte vino.

La tavola rotonda condotta dall’antropologa  Lucia Galasso  ha centrato diverse tematiche importanti che avrebbero necessitato di ore per poter essere sviscerate.

Loc. V.d. D.

IMG_4041

 

Le vignaiole intervenute hanno raccontato le proprie esperienze e difficoltà come donne, in un mondo lungamente considerato al maschile. Alcune vignaiole si sono avvicinate alla vigna e alla terra per ritrovare una parte di se stesse , dopo aver seguito inizialmente altri percorsi,  mentre altre lo hanno vissuto come un sentiero già tracciato dalla famiglia e sempre sentito.  Si è parlato del profondo legame tra la terra e chi la coltiva. Essere  vignaiole è davvero romantico come spesso viene raccontato? Non proprio. Il lavoro di chi è a contatto con madre terra è  spesso di soddisfazione , amore e ritorno alle radici,  ma allo stesso tempo è fatto di grande fatica e   sacrifici, come  dover fare tornare i conti ogni giorno nell’ azienda,  districarsi tra la burocrazia sempre più impossibile e incastrare i tanti impegni quotidiani di madre, moglie e compagna.

 

IMG_4024

La forza viva e creatrice del Femminile si esprime al meglio nel lavoro quotidiano a contatto con la terra e la generazione del proprio vino, la donna viene accompagnata in un percorso di conoscenza e di profondità a contatto con la propria anima e la vera se stessa. Diverse produttrici hanno raccontato di aver intrapreso percorsi umanistici e artistici  per tornare alla terra e alla creazione di questo prodotto così antico.  Il connubio tra l’arte (in tutte le sue forme) e il vino, dona sempre grandi emozioni, e due artiste presenti lo hanno dimostrato. Cassandra Wainhouse con le sue fantastiche etichette create con bottoni per Vite di Donne e i creativi Vinarelli  di Maurizia Gentili.

IMG_4026

Il lavoro a contatto con la Vigna  rappresenta libertà per la donna? Una domanda rimasta aperta per certi versi. La libertà vera appare una chimera e non può esistere nemmeno in un lavoro così aperto a  contatto con la Natura e con le proprie radici;  esistono sempre vincoli burocratici, economici, familiari , e soprattutto sono quest’ ultimi che devi “attraversare” per divenire libera e trasformarti . Queste ultime parole mi sono state dette da Elena o Paola Conti a cena, non ricordo precisamente,  eravamo allegramente immerse  in assaggi dei vini che Arianna ci portava a tavola, concentrate nei  piatti serviti dall’ agriturismo Principessa Pio, un finale perfetto per una giornata davvero unica.

I miei ringraziamenti  ad Arianna Fugazza  e all’ associazione culturale PIV di Ferrara , Lucia Galasso e a tutte le produttrici che hanno partecipato apportando il loro contributo e le loro arricchenti esperienza di vita; mi sarebbe piaciuto conoscere tutte in modo più approfondito ma so bene per esperienza che a volte non bastano intere giornate a contatto con un singolo produttore tra vigneti e cantina, figuriamoci poche ore! Bellissima  giornata che rimarrà tra i miei ricordi.IMG_4058

IMG_4056

MARSALAWINE 2013- La manifestazione esperienziale della cucina e dei vini del territorio siciliano

MarsalaWine 2013, salotto enogastronomico internazionale, si è tenuto a Marsala – città europea del vino – dal 5 al 7 luglio. Degustazioni, show cooking, tipicità del mediterraneo, arte, musica e Social Lounge, mi hanno accompagnata durante questi tre giorni di scoperta di un territorio e della sua storia.

Marsala, città di sole e mare, con la sua atmosfera lucente e magnetica,  i suoi vini e piatti, era rimasta nel mio cuore dall’ ultimo viaggio in Sicilia, alla scoperta di vini e vignaioli, e non potevo perdermi l’occasione di tornarci.

IMG_3492

Il programma di questa prima edizione di MarsalaWine è stato  intenso, ricco di degustazioni ed eventi culinari,  e mi ha trasportato in un mondo davvero intenso di emozioni.

Diversi  gli incontri da segnalare, come le visite a cantine  dell’area marsalese, in particolare le cantine Florio, cantina monumentale, dove il concetto di enoturismo è certamente al primo posto e dove i racconti legati alla famiglia fondatrice e alla produzione di Marsala, sono stati “abbinati” sapientemente  alle degustazioni del Marsala “Baglio Florio”, “Donna Franca” e “Passito di Pantelleria”.

Apprezzatissima  anche la visita alle cantine Marco De Bartoli. Cantina storica di famiglia dall’800, con vigneti prevalentemente coltivati a Grillo, con basse rese (2kg/ceppo)  allo scopo di ottenere uve di alta qualità in equilibrio, utilizzate,  in base al momento della raccolta, per lo spumante metodo classico  o per il Marsala.

L’azienda pratica sovescio, non usa fertilizzanti chimici, ed interviene il meno possibile in vigna. Vengono utilizzati lieviti autoctoni  e pochi solfiti. Interessante il Terzavia extra brut, vendemmia 2010 , secco fragrante, effervescenza persistente  e buona freschezza. Ottimo  il Vecchio Sampieri del 1998 offerto sapientemente abbinato ai dolci siciliani di fine pranzo.

IMG_3485

Questo viaggio marsalese, mi ha portata stavolta al di fuori del mondo di piccoli vignaioli che lavorano in biologico e biodinamica, ed ho colto l’occasione per sperimentare ed allenare ulteriormente le mie papille gustative, grazie alle numerose degustazioni.

Appassionata di vini bianchi e fermi  – in particolare dei siciliani, nei quali sento un forte potenziale di crescita – ho apprezzato la degustazione di 16 tipologie di Grillo e delle grandi annate di vini bianchi siciliani. Interessanti il  Grillo Kebrilla 2011 di Fina , fresco, agrumato ed elegante e “ la Luci” 2012 di Baglio del Cristo di Campobello , vino lucente, agrumato,  con una nota salina , un grillo con un proprio carattere e diverso dal solito.

Chi  afferma  che i vini bianchi vanno consumati giovani ? Mi ha sorpreso per la sua freschezza e tenuta  il Grillo 2001 di De Bartoli , giallo oro  brillante alla vista, frutta matura , frutta secca al naso, un bicchiere dove  si sente il mare e la sua freschezza dopo 12 anni; ricordo anche lo Chardonnay Sicilia 2006 di Tasca d’Almerita agrumi, spezie, fieno, buona consistenza e struttura, sapido e pieno, un vino capace di  maturare ancora in bottiglia, come lo Chardonnay  Chiarandà 2009 Contessa di Entellina, frutta secca, miele , nocciole e agrumi canditi…

Elogio inoltre la degustazione sapientemente condotta  dal bravo sommelier  Luigi Salvo dell’Ais Palermo, che ci ha accompagnati nel mondo di 14 Nero d’Avola, selezionati da tutto il territorio siciliano, permettendomi di fare numerosi confronti  per le diverse caratteristiche. Notevole il Note Nere  Nero d’Avola  2011 di Feudo Ramaddini , note erbacee, leggera nota speziata, equilibrato, armonico e pieno e il Donnatà 2011 di Alessandro di Camporeale, immersione in frutti rossi e nota balsamica. Piacevole e non complesso.

IMG_3488

Non potrei non accennare al ricco  pranzo  del nostro ultimo giorno di permanenza, con  i fantastici piatti dello chef Emanuele al ristorante “Le Lumie” ed in particolare il suo Cous Cous che “riassaporo” nei miei ricordi come una prelibatezza  che capita di rado di sperimentare.

Davvero un’esperienza intensa di sole, sale, vini e cuore di Sicilia a Marsala in questo recente MarsalaWine, e il mio ringraziamento va a tutti coloro che lo hanno reso possibile.

Novità dalla tavola rotonda di Fornovo: “Naturale… ancora”

Abbiamo partecipato nella mattinata di ieri, alla tavola rotonda a Fornovo di Taro nella sede di Vini di Vignaioli per capire perchè negli ultimi mesi si è assistito a verbali e sequestri di bottiglie di vino “naturale” a carico di enoteche e vignaioli. 

I termini natura e naturale pongono un problema di ambivalenza, anche se ci sia basa su definizioni dei dizionari più accreditati italiani e francesi. Prendendo atto della contraddizione intrinseca della parola naturale, per quanto riguarda l’attività di “creazione” di un vino, non si può parlare dal punto di vista legale di un prodotto che si auto-produce senza intervento umano. Il termine naturale come spiegato dall’ avvocato  Cecilia Trevisi, può essere utilizzato nell’ambito delle acque minerali ad esempio, che hanno determinate caratteristiche, provengono da fonti sotterranee, al riparo da inquinamento e manipolazioni umane (dell’inquinamento delle falde freatiche se ne parla mai ?).

Tutto ciò che viene modificato dall’uomo non può essere considerato “naturale” nel senso legale del termine.

La bottiglia di vino è un contenitore essenziale e nella etichette risulta obbligatorio riportare determinati elementi, come numero di lotto, denominazione, anno..ect. Per la legge l’etichetta rappresenta pubblicità per il vignaiolo, e deve necessariamente essere chiara, lecita e non ingannevole, non deve generare dubbi per il consumatore finale.

Nel caso di controllo da parte di un organo preposto le contestazioni sono principalmente di due tipi : la prima viene fatta al produttore del vino naturale, che ha utilizzato tale termine, mentre la seconda di solito al venditore per come viene presentata questa tipologia di vino.

La parola vino naturale non è per legge utilizzabile come termine in etichetta da parte del produttore, né per uso commerciale da parte del rivenditore, perché viene commesso un illecito. La legislazione non lo permette per favorire la tutela del consumatore informato e non informato; entrambi i soggetti debbono necessariamente comprendere, che tipologia di vino stanno acquistando, in modo chiaro e trasparente.

Il solo escamotage legale secondo l’avvocato Cecilia Trevisi, è quello di declinare il termine spiegandolo in etichetta, attualmente concesso dalla legislazione; se per me produttore / commerciante il vino che vendo lo definisco “naturale”, devo necessariamente spiegare perché lo ritengo tale, ad esempio,” vino naturale: non contiene chiarificanti “, ma in secondo luogo devo aggiungere, una lista di sostanze che invece sono presenti.    Perché se il vino in questione è naturale per il motivo dichiarato e verificabile da parte degli enti preposti, tramite prelievi di campioni, potrebbe non esserlo per altre sostanze non comprensibili, al consumatore, quindi vanno esplicitate.

Complicato ? Decisamente sì.

La tutela del legislatore è stata studiata anche per i competitors, che sono la componente del mercato dai quali provengono il maggior numero di contestazioni. Il principio di aggiungere un termine migliorativo come può essere il termine “naturale” in etichetta pone in svantaggio i produttori di altra tipologia di vino dal punto di vista legale.

Dagli interventi successivi nella tavola rotonda, da parte di produttori e addetti al settore, risulta evidente che la vita del piccolo vignaiolo e produttore agricolo, appare sempre più difficile, perché le leggi promulgate in UE, sono fatte appositamente per favorire l’industria. Risulta necessario fare in modo che le piccole realtà agricole, in tutti i settori sopravvivano, perchè la qualità della nostra vita non scompaia. Diverse realtà locali stanno facendo da apripista, associandosi per avere un riconoscimento giuridico, come in Francia, Association des Vins Naturels l’associazione dei vini naturali,  oppure in Italia la Cooperativa Valli Unite.

Concludendo: attualmente se si vuole  usare per la vendita il termine “vino naturale”, risulta necessario per essere nella legalità, specificare nel modo più chiaro possibile in trasparenza, “naturale perché….”, ma attenzione, dobbiamo poi poterlo dimostrare!

Vivit lo spazio “vino bio” a Vinitaly 2012

Cari amici ,

il vino biologico e biodinamico è in forte crescita, lo dimostrano i dati del Prowein 2012, dove il padiglione dedicato era di dimensioni superiori all’anno precedente, e il numero di visitatori è duplicato.
Anche il Vinitaly come sapete ha dedicato quest’anno, uno spazio esclusivo, Il Vivit.

Abbiamo trovato un paio di video che vi potete guardare nei prossimi giorni di festa, per reperire qualche informazione, sul mondo dei vini biologici e biodinamici.

Vino, alimenti bio e Green al Critical Book and Wine 2012

Partenza! Questa sera alle 19.30 si apre la terza edizione del Critical Book and Wine il mercato degli editori e vignaioli indipendenti, Vini da leggere e libri da gustare!

Documentari, dibattiti, concerti, degustazioni, e workshop in merito ad argomenti diversi, attendono chi si trova a Bologna nei prossimi giorni.

In particolare, gli organizzatori hanno costruito  attraverso una fitta rete di contatti, una manifestazione ricca di tematiche; una di queste da noi particolarmente sentita è quella green, in questo caso centrata sull’aspetto  “natura come bene comune” e riguarda gli spazi urbani condivisi nella nostra città, per renderla più vivibile.

A tale proposito, si parlerà del progetto che vede già realizzato a Bologna il primo orto sul tetto di un palazzo di edilizia residenziale pubblica, l’orto idroponico, Da non perdere l’ iniziativa di Sabato, con l’opportunità di adottare piante di varie famiglie, che sarebbero altrimenti destinate al compostaggio; Domenica il laboratorio studiato per bambini (e non solo) “Semina il tuo Cibo”, dove si pianteranno vari ortaggi.

Un aspetto molto interessante è legato  agli alimenti che si consumeranno in loco, tutti biologici e biodinamici a chilometro zero, valorizzando i produttori locali. Particolare  attenzione è rivolta al menù vegano, che ci rende particolarmente entusiasti . Siamo curiosissimi di assaggiare le specialità fatte a mano, vegane e non  che si potranno abbinare ai vini dei vignaioli presenti tra i quali ritroviamo:

Folicello, la Vigna, La Viranda, Spagnol Eris, Pisoni, Borgo delle Oche, Vicentini Orgnani, Zaghis,  La torre, I Botri di Ghiaccioforte, Aurora, Tenuta Folesano, Vigneto San Vito, La Verde Collina, San Fereolo, Lusenti, Meoli, Riserva Cascina.

Vi aspettiamo Venerdì 9 Marzo alle 18.30 con la proiezione di “Senza Trucco. Le donne del vino naturale” dove saranno presenti gli autori Giulia Graglia e Marco Fiumara, e una delle protagoniste del documentario Nicoletta Bocca (Az. Vitivinicola San Fereolo), che vi accompagnerà alla degustazione di tre suoi vini, disponibili su etica vitis, Dogliani 2006, Coste di Riavolo 2006, Austri 2005. Sulla nostra vetrina trovate inoltre, alcuni vini delle Aziende vitivinicole biodinamiche Pisoni e Vigneto San Vito .

Ci siamo soffermati in particolare sui vignaioli, ma saranno presenti anche birrifici, tanti editori indipendenti e numerosi gruppi musicali. Il programma per intero è consultabile al sito del TPO.

A Domani!

Senza Trucco e i vini di San Fereolo al Critical Book and Wine il 9 Marzo a Bologna

Cari amici etica vitis in collaborazione con  gli organizzatori del Critical Book & Wine del TPO di Bologna, Flavia Tommasini e Domenico Mucignat siamo riusciti ad organizzare la seconda proiezione di “Senza Trucco” in città, il documentario sulle donne del vino naturale, di Giulia Graglia e Marco Fiumara. L’evento si terrà presso il TPO di Bologna, Via Casarini 17/5, venerdì 9 Marzo alle 18,30.

In prima sede si terrà la presentazione di Giulia Graglia, e la proiezione del Documentario.

La serata proseguirà con  Nicoletta Bocca una delle protagoniste di Senza Trucco e produttrice di vini naturali della azienda agricola San Fereolo , che  presenterà alcuni dei suoi vini in degustazione. Scopriremo insieme  il Dolcetto di Dogliani 2006, Austri 2005, Coste di Riavolo 2006, presto presenti nella nostra vetrina.

L’ azienda di San Fereolo è di circa 12 ettari e produce circa 45.000 bottiglie. A San Fereolo ci sono vitigni autoctoni come Dolcetto, Barbera, Nebbiolo, e bianchi come Riesling e Gewurtztraminer.

Il lavoro in vigna assume molta importanza per Nicoletta Bocca, ed ogni pianta è considerata come un individuo che si esprime nello spazio e in relazione alle altre, curata con amore e onestà. Nicoletta ha cercato un’agricoltura attenta al rispetto della Natura e dei rapporti tra le piante, prediligendo l’approccio biodinamico.

Vi aspettiamo numerosi!


Convegno SANA “Vini naturali, biologici e biodinamici: ieri, oggi, domani..” 2° parte

Domenica 11 Settembre si è tenuto il Convegno  al SANA organizzato da  AIES (Accademia internazionale enogastronomi sommeliers) e presentato da Renzo Santi, presidente onorario della associazione.

Finalmente sono riuscita a dedicarmi alla scrittura del secondo post, come promesso del Convegno che si è tenuto al Sana.

Ho apprezzato l’intervento di Sofia Pepe della Azienda Agricola Emidio Pepe, nota per la lunga tradizione di quattro generazioni di vignaioli,  che coltivano la vite in biodinamica rispettando le piante e il territorio. Il suo intervento ha evidenziato il paradosso attuale, nel fatto di dover segnalare alle commissioni di assaggio DOC e IGT che il loro vino in degustazione è un vino naturale. Una volta tutto il vino era naturale! La loro azienda produce dal 1964 con metodi che producono un vino genuino, senza addizione di chimica nei vigneti, né tantomeno in cantina.

La produttrice afferma, che qualora venisse approvato il disciplinare del vino biologico, con le indicazioni attuali in Comunità Europea, come azienda toglieranno la dicitura di vino da uve biologiche in bottiglia, perché il disciplinare attuale come impostato tende ad omologare il vino da agricoltura biologica a quello convenzionale.
Stanislao Radikon, vignaiolo, conferma la linea sottolineando con preoccupazione che attualmente numerose realtà industriali stanno cercando di produrre vino bio, che non è un prodotto comparabile con il vino prodotto dall’artigiano; il produttore evidenzia che manca comunicazione in merito a queste tematiche che essendo importanti dovrebbero essere trasmesse al consumatore.

Fabio Giavedoni, curatore della guida Slow Wine, interviene spiegando che la qualità dei vini naturali è cresciuta notevolmente negli ultimi anni, ma la difficoltà di reperimento, li ha portati a scrivere una guida che descrive il lavoro del produttore e la sua storia. La sua opinione, che ritengo condivisibile, evidenzia che se anche grosse realtà industriali, dovessero convertirsi al biologico, ciò non dovrebbe spaventare il piccolo produttore la cui storia gli permetterà di differenziarsi, ed essere valutata dal consumatore attento.

L’ultimo intervento che ha fornito dati a mio avviso molto interessanti in merito al consumatore, è stato quello di Maurizio Manzoni, responsabile dellEnoteca Regionale dell’E.R.

Una percentuale alta (70-71%) tra i consumatori abitudinari di vino, non ha idee chiare in merito alle differenze tra un vino prodotto con uve biologiche e un vino prodotto con uve biodinamiche, appaiono completamente disorientati; incide nella scelta la qualità del singolo vino e la conoscenza del produttore.

Concludo con il dato emerso di un certo rilievo; vi è la constatazione che il consumatore arriva a questo tipo di prodotto, da conoscitore di vini, con un percorso personale, passando dal mondo dei convenzionali a quello dei biologici, e come tale è maggiormente disposto a spendere qualcosa in più, perché attento alla propria salute.

In seguito ad interventi del pubblico, è risultato evidente che  il  consumatore medio non riesce a trovare attualmente un numero sufficiente di informazioni in merito a questi vini, tali da potergli permettere una scelta; spesso inoltre, il ristoratore non è in grado di comunicare il vino al cliente, e spiegarne caratteristiche e metodologia di produzione.

Convegno SANA “Vini naturali, biologici e biodinamici: ieri, oggi, domani..” 1° parte

Domenica 11 Settembre si è tenuto il Convegno  al SANA organizzato da  AIES (Accademia internazionale enogastronomi sommeliers) e presentato da Renzo Santi , presidente onorario della associazione.

Il primo intervento è stato quello di Leonello Anello, agronomo e consulente biodinamico, che lavora con un metodo biodinamico codificato e affinato da più di venti anni, che permette di ottenere vini di qualità, registrati con il marchio I vini biodinamici ®

Il punto di partenza è un’ uva di grande qualità, coltivata senza utilizzo di tecnologia, fisica, e  chimica se non piccole quantità di rame e zolfo, quando necessarie  in vigna. In cantina non vengono addizionati additivi di nessun tipo, se non una piccola percentuale di solforosa, da dichiarare in etichetta. Il vino prodotto è vivo, con caratteristiche ben definite e uniche.

Anello afferma, che l’attuale disciplinare del biologico, è in contrasto con le caratteristiche di unicità di un vino, viene cercata l’omologazione al prodotto  convenzionale;  è possibile infatti aggiungere più di 400 sostanze di natura diversa dall’uva. Se fosse approvato dalla Comunità Europea questo disciplinare, confonderebbe  ulteriormente il consumatore finale.

Il vino degli ultimi 40 anni, è stato il frutto di una serie di azioni mirate, di mercato atte a giustificare l’importanza della tecnologia, chimica e additivi; al consumatore è stato trasmesso il messaggio che “per poter fare un grande vino, che possa piacere a tutti, risulta necessario standardizzarlo nel gusto, con diverse tecniche. Lo standard non esiste e la qualità di un prodotto deve poter essere giudicata dal consumatore.

Giampiero Bea presidente del Consorzio Vini Veri e produttore della azienda agricola Paolo Bea, interviene dicendo una frase molto bella “La natura va osservata e compresa, mai dominata, nei bicchieri deve arrivare un vino generato e non costruito”. Il suo auspicio è quello di poter unire le diverse associazioni e redigere un testo unico, da presentare alle istituzioni allo scopo di  difendere l’identità del territorio e del vino , salvaguardando la salute di chi lo beve. Bea dice di non essere contrario alla enologia convenzionale, ma ritiene che un vino addizionato di numerose sostanze, con aggiunte massive di solfiti,sia costruito e privo di identità, un prodotto industriale.

Concludo questa prima parte, con l’intervento di Federico Orsi, proprietario di Vigneto San Vito, che racconta la sua esperienza come produttore. L’azienda acquisita, lavorava in convenzionale da trenta anni; ha cercato di  capire come caratterizzare il proprio vino, iniziando nel 2006  l’ approccio alla biodinamica.
Il suo percorso verso queste tecniche, lo hanno portato a comprendere che essendo meno invasive per il territorio e di maggiore rispetto per le  piante, aiutano a gratificare l’uomo, infatti afferma che  “La biodinamica porta alla centralità l’uomo e il suo valore”.

La conversione della sua azienda ha avuto minori costi nell’acquisto di prodotti, ma un aumento degli stessi nella manodopera qualificata; l’uva sana che cresce in un vigneto coltivato in biodinamica necessita della componente umana. Orsi conclude dicendo che ha ancora un lungo percorso davanti di scoperta e lavoro , con l’obbiettivo di fare sempre più un vino senza additivi e non omologato, nel rispetto del territorio.

A presto con la seconda parte del convegno!

Natural Wine Fair – London 17 Maggio

La prima Natural Wine Fair di Londra non potevo proprio perdermela, per la curiosità di assaggiare innumerevoli vini naturali provenienti da diverse regioni. Scesa dalla fermata London Bridge mi sono ritrovata in breve a Borough street e  infine The borough market.

Sono stata una delle prime entusiaste a raggiungere l’ingresso, all’apertura della fiera, alle 10 dell’ultimo giorno dedicato ai commercianti.

Ho notato subito che la manifestazione presentava una netta predominanza di produttori francesi, ben 114 produttori in tutto i presenti, di cui 26 italiani, 5 spagnoli, 1 australiano.

Ho dedicato diverso tempo agli assaggi di vini francesi, alcuni bianchi mi sono rimasti impressi per la loro bassa alcolicità e gradevolezza, alcuni rossi per la loro struttura e bassa tannicità allo stesso tempo. Ricordo della Loire,  l’etichetta e la piacevolezza  del Boisson Rouge 2010 di Demaine de Montrieux,  e  il  Sancerre Blanc 2008  di Domaine Sèbastien Riffault ; della regione del  Languedoc,  Mas de Daumas Gassac con l’omònimo vino, un bianco ben strutturato del 2003.

La prima fiera dei vini naturali ha vissuto a mio parere un grande successo, un’elevata affluenza di pubblico soprattutto in relazione alle aspettative, come osserva anche la famosa wine journalist e blogger Fiona Beckett, nel suo post Six things that struck me at the Natural Wine Fair, che conclude così

Judging by the turnout of over 800 on the public day, the public have fewer issues with natural wine than the trade. Considering it was the first natural wine fair and not advertised in the national press I thought that was an impressive turnout. Maybe we all need to tiptoe less gingerly around natural wines and shouldn’t feel the need to ‘explain’ them.

Ricordi di #Barbera2

Finalmente ho trovato il tempo di scrivere dell’evento che tanto è stato citato e che tuttora fa parlare di sé tramite recensioni su diversi blog: #Barbera2

Il 14 Maggio ho avuto il piacere di partecipare all’evento organizzato da Gianluca Morino di Cascina Garitina e Monica Pisciella Wineup, con il supporto di diversi collaboratori, indicati nel sito ufficiale di #barbera2‘  La mia prima volta ad un evento di questo tipo nel settore del vino, ero emozionata ed eccitata allo stesso tempo quando sono scesa dalla macchina nel parcheggio del Foro Boario a Nizza Monferrato (AT).

Sono stata piacevolmente accolta dagli organizzatori, che mi hanno fatta sentire a mio agio e ho iniziato a conversare con persone sconosciute di persona (conosciute su twitter) che sono diventate presto compagne/i di condivisione e di assaggio.

Lo ritengo un  evento organizzato in modo eccellente, realizzato grazie al tam tam mediatico di twitter e facebook in pochi mesi, che ha permesso l’incontro tra 5 Barbera californiane e 5 Barbera italiane. Se ne è parlato ed è stato accennato da Sergio Miravalle, giornalista de La Stampa presente all’evento, come attualmente la carta stampata e i report giornalistici classici, sono rimasti parte di un modo a volte passato di fare notizia e di informare. I new media sono il presente e probabilmente il futuro, in continua evoluzione per trasformare in realtà eventi pensati o sognati.

Questo è stato un incontro tra terroir diversi sprigionati  in profumi e sensazioni più o meno complesse nei 10 vini assaggiati.

I profumi e la rotondità di un Barbera come quello di Pdc Wines e l’accattivante e spiccata acidità bilanciata da una superba struttura del Barbera di Juli: il mio ricordo si è soffermato qui, senza togliere nulla agli altri Barbera; sensazioni soggettive, contrasto spiccato, piacevolezze diverse;  non era una gara tra vini bensì un confronto, come hanno specificato più volte gli organizzatori dell’evento; tutto ciò ha rappresentato però anche un incontro tra persone,  tutte con la medesima passione, che grazie a questo evento hanno potuto assaggiare vini appartenenti ad un vitigno con lo stesso nome, di terroir vicini come quelli piemontesi o più lontani come la California,  aprezzandone  differenze e  caratteristiche.

Una esperienza ricca, di vini, sensazioni, e di persone!