Il futuro dell’umanità e del pianeta è nel Bio

Abbiamo partecipato al Simposio a Cà di Rico – Dovadola Venedì  7 Giugno, incontro interessante che  ci ha permesso di acquisire informazioni diversificate in merito alla salute, ambiente, alimentazione salutare e al vino e tutte di vitale importanza per questo pianeta da rispettare.  Riportiamo questo articolo interamente con gratitudine a  Michela Pierallini, e  Cà di Rico per averci invitato in questi luoghi di totale rispetto per l’ambiente e la salute, permettendoci di acquisire maggiore consapevolezza. I nostri complimenti allo chef che ha preparato un banchetto di naturalità e bontà con i prodotti della azienda biologica, accompagnati ai loro vini.

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Il futuro dell’umanità e del pianeta è nel Bio

A Ca’ di Rico – Dovadola (Fc), si è tenuto il

II Simposio culturale sul mondo del Bio

La Fil – felicità interna lorda -è più importante del Pil. Il rispetto dell’ambiente e l’armonia con la natura non sono più solo il modo di essere e di intendere la vita di qualcuno, sono un’esigenza dalla quale l’uomo non può prescindere, ne va della sua salute e di quella del pianeta. Il biologico è salute fisica, interiore e sociale.

È in sintesi ciò che è emerso dal II Simposio culturale sul mondo del Bio che si è tenuto venerdì 7 giugno presso l’azienda agricola biologica Ca’ di Rico di Dovadola (FC), promosso e guidato dal dott. Massimiliano Degenhardt, e patrocinato dai comuni di Dovadola, Castrocaro, Predappio e dell’Assessorato delle Politiche Agroambientali della Provincia di Forlì-Cesena.

Classe 1954 e laurea in Medicina e Chirurgia all’Università degli Studi di Padova nel 1979, il dott. Degenhardt già dalla fine del 1976 frequenta lo studio dello zio Felice Giacconi, con cui ha poi collaborato fianco a fianco fino al 1998. Egli porta a termine il corso di formazione in agopuntura e manipolazioni vertebrali a Torino nel 1983. Dall’anno successivo allarga le sue conoscenze all’Omeopatia e all’Elettroagopuntura secondo Voll, frequentando i migliori specialisti del tempo. Degenhardt ha seguito diversi corsi di perfezionamento in Italia e all’estero nei campi dell’agopuntura, della posturologia, dell’omeopatia, della biorisonanza. Per lui vivere Bio significa rispettare se stessi e la natura, in uno scambio continuo che permette agli uni e all’altra di avere e dare il meglio.

Medicina biologica, architettura biologica, agricoltura biologica ed etica: ciascun relatore intervenuto al Simposio al quale hanno partecipato anche Gabriele Zelli, sindaco di Dovadola, Luigi Pieraccini, sindaco di Castrocaro e Giorgio Frassineti, sindaco di Predappio,  ha portato la sua esperienza e riflessione su questi temi.

Sul tema della medicina non convenzionale, il dott. Carlo Giovanardi, medico – chirurgo, Presidente nazionale Fisa (Federazione Italiana Società di Agopuntura) ha portato la sua testimonianza riguardo l’agopuntura. «Quando ero studente e lavoravo in ospedale, facevo agopuntura di nascosto perché mi vergognavo. Nel tempo si è capito che l’agopuntura funziona perché ci sono i presupposti neurologici. L’agopuntura è efficace e riduce la necessità di farmaci. Ci sono anche corsi universitari, ma le cose sono diverse negli altri paesi, dal punto di vista culturale».

Nel campo dell’architettura biologica, gli architetti Gessica Pezzi e Giovanni Giardini, specialisti in Bio Architettura, hanno spiegato che «gli edifici inquinano perché disperdono calore all’esterno» ed inoltre «costruire in modo non corretto fa male perché ci sono sostanze chimiche e materiali tossici ed infatti esistono le patologie da edificio. Ecco perché è importante anche la consapevolezza dei materiali, ma soprattutto la sinergia uomo-architettura –natura».

Il dott. Degenhardt ha poi chiesto ad Alberto Magnani, Dirigente provinciale del Servizio Agricoltura Spazio Rurale Flora e Fauna, il quale ha sostituito l’assessore provinciale alle Politiche Agroalimentari Gianluca Bagnara, qual è il rapporto tra l’ambiente e l’agricoltura? Qual è l’atteggiamento dell’autorità, dei consumatori, dei mercati, nei confronti dell’agricoltura biologica? «1100 aziende nella provincia sono Bio, su 9000 aziende in totale – ha risposto Magnani – La provincia di Forlì Cesena ha il maggior numero di aziende bio rispetto agli altri territori, perché la politica di sviluppo rurale ha favorito l’avanzamento del biologico. Molte aziende agricole convenzionali sono state incentivate al biologico. Il Bio è un label salutistico ma non ancora legato al mercato». «Le possibilità passano attraverso l’informazione, la ricostituzione della conoscenza e lo studio. C’è un ritorno dei giovani all’agricoltura – ha inoltre sottolineato Magnani – L’ente pubblico sta  cercando di portare nell’ambito agricolo una forma strutturata e anche la conoscenza».

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Ed è nella coltura della vite che soprattutto negli ultimi anni si sta sviluppando la cultura del Bio.

Remigio Bordini, agronomo, ha sottolineato che «nel Bio, è importante dare valore alla componente viva che c’è nel terreno, come batteri, animali superiori, insetti che stanno ad indicare che il terreno è vivo. Ecco il perché dell’importanza di rispettare il terreno, di non passarci sopra con mezzi pesanti, di non lavorarlo, di lasciare così com’è lo strato di suolo utile che contribuisce a caratterizzare il prodotto agricolo. La vite prende molto dal terreno e da ciò che ha intorno. Longevità, profumi, sapori».

Emanuele Serafin, enologo, ha spiegato con poche parole cosa significa fare viticoltura biologica: «Quando si parla di agricoltura Bio parliamo di una conduzione capace di ridurre al minimo l’inquinamento e l’erosione. Inoltre parliamo di ambiente amico, che riduce l’impatto con molecole di sintesi rifacendosi alle alghe, ai funghi, agli estratti vegetali e non utilizzare gli OGM. Bio significa più salute con gusto».

Ha portato la sua testimonianza di viticoltore biologico Daniele Piccinin, dell’azienda agricola La Carline che aveva promosso e ospitato la prima edizione del Simposio culturale sul mondo del Bio. «Fare Bio è rispetto dell’ambiente, rispettare la naturalità. Stimolare le autodifese aiuta a difendere la pianta. Uva pulita senza residui porta al vino pulito senza residui. Una sana uguale a vino sano». Piccinin ha inoltre evidenziato che «Bio è un valore aggiunto, non deve costare di più perché è biologico».

In conclusione il dott. Massimiliano Degenhardt ha fatto notare che «la terra non è industrializzabile, la medicina non lo è, l’architettura non lo è. La FIL è più importante del PIL. FIL = felicità interna lorda».

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L’az. Agricola Biologica Ca’ di Rico, in Dovadola (FC), si trova nell’alto forlivese e consta di 24 ettari di cui 4 vitati a Sangiovese di Romagna doc, e Sirah. Il resto è dedicato alla coltivazione di frumento e ai 600 ulivi le cui olive vengono raccolte a mano e spremute per ottenere un olio biologico dalle qualità distintive ben marcate. In cantina, della linea i “BIONI”, è pronto  un Sangiovese Riserva “Pezzòlo” (annate 2010 e 2011). Lo spumante brut rosato da uve Sangiovese “Rosa Batista” è proposto a partire dall’aprile di quest’anno  perché viene spumantizzato a contatto con i lieviti per 6 mesi con metodo Charmat lungo. L’Azienda Ca’ di Rico vanta anche un allevamento di suini “en plein air” e la macellazione, come la realizzazione dei salumi, segue le procedure del metodo biologico certificato. L’Azienda punta sull’ecosostenibilità, sull’autonomia energetica, il ripristino delle biodiversità, il benessere degli animali assieme al rispetto delle stagionalità e la salvaguardia delle tradizioni contadine tosco-emiliane. I prodotti dell’azienda vengono impiegati e venduti presso l’annesso Agriturismo e al pubblico degli estimatori.

Azienda Agricola Ca’ di Rico

via Canova Schiavina n° 39

Loc. Pezzolo – Dovadola (FC)

http://www.cadirico.it

info@cadirico.it

DettoFatto ComunicAzione  –  info@dettofattocomunicazione.com

Simposio sul vino Biologico – Az. agricola Le Carline

Abbiamo partecipato al 1° Simposio sul Bio organizzato dall’Azienda agricola “Le Carline” il 23 Gennaio. Un ‘incontro interessante che ci ha portati a confrontarci sul regolamento del vino biologico e su altre tematiche. Riportiamo qui di seguito l’articolo che trovate sul sito dell’azienda.

I° Simposio culturale sul mondo del BIO: Vino Biologico e Benessere

25 gennaio 2013 – 

Differenze tra agricoltura biologica e biodinamica, tra vino biologico e naturale e tra vino biologico e convenzionale. 
Il mondo del biologico è in evoluzione, le leggi cambiano e c’è bisogno di un’informazione chiara e corretta per tutti. Mercoledì 23 febbraio abbiamo organizzato questa tavola rotonda per iniziare a dare e avere una giusta informazione di ciò che sta cambiando e per tentare di chiarire eventuali dubbi.

L’altro tema protagonista della giornata ha riguardato la forte relazione, scientificamente provata, che sussiste tra la scelta di un’alimentazione sana e biologica e il benessere che ne deriva per l’organismo.

Per fare questo abbiamo voluto invitare relatori esperti del settore che hanno affrontato queste tematiche dai diversi punti di vista.

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Ecco quindi che, oltre alla presenza di Daniele Piccinin, che ha portato la sua decennale esperienza di produttore biologico e ha tentato di fare chiarezza nelle diverse tecniche agronomiche applicate in agricoltura convenzionale, naturale, biodinamica e biologica, sono intervenuti:

Degenhardt-Franchi-Micheloni-Piccininla Dott.ssa Cristina Micheloni, agronomo, vicepresidente AIAB e coordinatrice scientifica del Progetto Orwine; la quale ha affrontato la questione normativa ed in particolare come siamo arrivati, dopo 20 anni di lunghe discussioni, al nuovo Reg. CE 203/2012;

l’enologo Orazio Franchi, che ci ha spiegato le novità che quest’ultimo regolamento ha portato in cantina;

il dott. Massimiliano Degenhardt, laurea in Medicina e Chirurgia all’Università degli Studi di Padova nel 1979, si è poi formato in agopuntura, elettro-agopuntura, manipolazioni vertebrali e omeopatia, il quale ci ha aiutato a comprendere l’importanza che gli alimenti biologici hanno per l’equilibrio e il benessere psicofisico;

Chinellatoil dott. Paolo Chinellato, sommelier delegato AIS Venezia e biologo, che ha illustrato le diverse esperienze sensoriali dei vini convenzionali e biologici, accompagnando i presenti in un percorso guidato di degustazione di due anteprime dei vini senza solfiti aggiunti Le Carline dell’ultima annata.

la Dott.ssa Marcella Tresca e Alessandro Strada, produttori di prodotti BIO, nell’azienda agrituristica Cà di Rico di Dovadola (FC), partner in questo evento, che ci ha deliziati con un ottimo buffet sapientemente preparato dal suo staff di cucina.

A moderare l’incontro la Dott.ssa Cristina Collodi, esperta in marketing e comunicazione.

degustazioneL’intento di questo incontro era quello di cercare di fare chiarezza in un tema molto attuale nel quale però c’è ancora molta confusione, soprattutto per fornire al consumatore i giusti strumenti di valutazione e confronto.

“Noi produttori di vino biologico” – afferma Daniele Piccinin – “non abbiamo la pretesa di dire che il nostro vino è migliore degli altri, ma chiediamo con forza che ci sia correttezza da parte di tutti, e che arrivi un’informazione più esaustiva su cosa contengono e su come vengono prodotti i vini naturali, biodinamici e biologici”.

Soddisfazione dunque per questo primo simposio, che è riuscito a coinvolgere figure autorevoli e un pubblico partecipe e attivo.
Siamo sicuri che ci sarà un seguito, sia perché questi temi sono in continua evoluzione, sia perché non vogliamo che il vuoto normativo che ha caratterizzato il vino biologico per anni si propaghi anche dal punto di vista informativo.

 

Novità dalla tavola rotonda di Fornovo: “Naturale… ancora”

Abbiamo partecipato nella mattinata di ieri, alla tavola rotonda a Fornovo di Taro nella sede di Vini di Vignaioli per capire perchè negli ultimi mesi si è assistito a verbali e sequestri di bottiglie di vino “naturale” a carico di enoteche e vignaioli. 

I termini natura e naturale pongono un problema di ambivalenza, anche se ci sia basa su definizioni dei dizionari più accreditati italiani e francesi. Prendendo atto della contraddizione intrinseca della parola naturale, per quanto riguarda l’attività di “creazione” di un vino, non si può parlare dal punto di vista legale di un prodotto che si auto-produce senza intervento umano. Il termine naturale come spiegato dall’ avvocato  Cecilia Trevisi, può essere utilizzato nell’ambito delle acque minerali ad esempio, che hanno determinate caratteristiche, provengono da fonti sotterranee, al riparo da inquinamento e manipolazioni umane (dell’inquinamento delle falde freatiche se ne parla mai ?).

Tutto ciò che viene modificato dall’uomo non può essere considerato “naturale” nel senso legale del termine.

La bottiglia di vino è un contenitore essenziale e nella etichette risulta obbligatorio riportare determinati elementi, come numero di lotto, denominazione, anno..ect. Per la legge l’etichetta rappresenta pubblicità per il vignaiolo, e deve necessariamente essere chiara, lecita e non ingannevole, non deve generare dubbi per il consumatore finale.

Nel caso di controllo da parte di un organo preposto le contestazioni sono principalmente di due tipi : la prima viene fatta al produttore del vino naturale, che ha utilizzato tale termine, mentre la seconda di solito al venditore per come viene presentata questa tipologia di vino.

La parola vino naturale non è per legge utilizzabile come termine in etichetta da parte del produttore, né per uso commerciale da parte del rivenditore, perché viene commesso un illecito. La legislazione non lo permette per favorire la tutela del consumatore informato e non informato; entrambi i soggetti debbono necessariamente comprendere, che tipologia di vino stanno acquistando, in modo chiaro e trasparente.

Il solo escamotage legale secondo l’avvocato Cecilia Trevisi, è quello di declinare il termine spiegandolo in etichetta, attualmente concesso dalla legislazione; se per me produttore / commerciante il vino che vendo lo definisco “naturale”, devo necessariamente spiegare perché lo ritengo tale, ad esempio,” vino naturale: non contiene chiarificanti “, ma in secondo luogo devo aggiungere, una lista di sostanze che invece sono presenti.    Perché se il vino in questione è naturale per il motivo dichiarato e verificabile da parte degli enti preposti, tramite prelievi di campioni, potrebbe non esserlo per altre sostanze non comprensibili, al consumatore, quindi vanno esplicitate.

Complicato ? Decisamente sì.

La tutela del legislatore è stata studiata anche per i competitors, che sono la componente del mercato dai quali provengono il maggior numero di contestazioni. Il principio di aggiungere un termine migliorativo come può essere il termine “naturale” in etichetta pone in svantaggio i produttori di altra tipologia di vino dal punto di vista legale.

Dagli interventi successivi nella tavola rotonda, da parte di produttori e addetti al settore, risulta evidente che la vita del piccolo vignaiolo e produttore agricolo, appare sempre più difficile, perché le leggi promulgate in UE, sono fatte appositamente per favorire l’industria. Risulta necessario fare in modo che le piccole realtà agricole, in tutti i settori sopravvivano, perchè la qualità della nostra vita non scompaia. Diverse realtà locali stanno facendo da apripista, associandosi per avere un riconoscimento giuridico, come in Francia, Association des Vins Naturels l’associazione dei vini naturali,  oppure in Italia la Cooperativa Valli Unite.

Concludendo: attualmente se si vuole  usare per la vendita il termine “vino naturale”, risulta necessario per essere nella legalità, specificare nel modo più chiaro possibile in trasparenza, “naturale perché….”, ma attenzione, dobbiamo poi poterlo dimostrare!

Appunti dell’ incontro “Tecniche colturali in viticoltura biologica e biodinamica”

Incontro Tecnico e Visita Guidata Tecniche colturali in viticoltura biologica e biodinamica 

Mercoledì 4 Luglio 2012

Cari amici, eccoci di nuovo al lavoro, al rientro da interessanti incontri con produttori, alla ricerca di vini speciali che vi proporremo presto su etica vitis, quindi stay tuned!

Nella attesa, desideriamo condividere brevemente con i più “tecnici” di voi, ipotesi interessanti apprese lo scorso 4 Luglio, durante un incontro tecnico a Tebano.
Nel 2008 in seguito alla domanda di diversi produttori, è stato messo a punto un programma, e proposto l’attuale progetto, ancora in corso. Le ricerche, finanziate dalla Regione E.R. e da CRPV, si svolgono nei vigneti della società “Astra Innovazione e Sviluppo” a Tebano (Faenza), su piante di Sangiovese.
Gli studi in corso mirano a individuare le tecniche agronomiche (in biologico e biodinamica), più consone   a migliorare la fertilità del suolo, le componenti vegeto-produttive delle viti, la qualità di uve e vino, e la resistenza ai patogeni. I dati scientifici e misurabili, rappresentano per gli enti scientifici coinvolti nel progetto, la sfida più importante, che fornirà a termine del monitoraggio, risposte più specifiche agli agricoltori.

Gli organizzatori dell’ incontro sono stati CRPV, Astra, dipartimenti DCA e DISA dell’ Università di Bologna, Prober e Regione E.R. (Direzione generale agricoltura).

La nostra curiosità, verteva soprattutto in merito alle differenze emerse dagli studi, riguardanti i risultati ottenuti, in parcelle coltivate con tecniche colturali in biologico confrontate ad altre coltivate in biodinamica.

Con nostro stupore, allo stato attuale, non sono stati riscontrati valori significativi, che differenziano le parcelle coltivate in biologico e in biodinamico; anche l’analisi dei preparati biodinamici utilizzati, (nella ricerca di ormoni, nutrienti e altre sostanze), allo scopo di spiegare le poche differenze verificatesi nelle parcelle corrispondenti, non ha dato risultati apprezzabili. Le piccole differenze verificatesi all’inizio del progetto, nelle parcelle biodinamiche, trattate con i preparati, hanno riportato un aumento di radici avventizie e concentrazioni leggermente superiori di clorofilla fogliare, ma senza variazioni di valori significativi, paragonati a quelli coltivati in biologico.

Complessivamente la qualità delle uve è risultata molto buona, con entrambe le tecniche colturali applicate nei vigneti.
Vi sono allo stato attuale inoltre, diverse ipotesi ancora in evoluzione, in merito alle differenze genetiche riscontrate nelle comunità dei microrganismi rizosferici (funghi micorrizici), ritrovate nelle diverse parcelle.

I valori dello stato nutrizionale delle viti con una o l’altra delle tecniche colturali, sostanzialmente si equivale, soprattutto in questi primi anni di studio, e considerando che le parcelle non sono state sottoposte ad irrigazione nè fertilizzazione,  hanno dimostrato valori simili in concentrazioni di microelementi, numero di grappoli, peso medio degli stessi, e infine qualità sensoriale del vino.
La valutazione sensoriale infatti, da parte dei degustatori, per i diversi vini ottenuti con la stessa metodologia di vinificazione, provenienti da uve biologiche e biodinamiche, ha ottenuto riscontri positivi sulla valutazione qualitativa degli stessi, senza differenze sostanziali identificabili tra le due “categorie”.

Attendiamo con curiosità il Convegno che si terrà nel prossimo autunno dove verranno presentati diversi dati, corrispondenti alle annate di vinificazione. Continueremo a seguire questo interessante progetto, che proseguirà nei prossimi due anni e che apre la prospettiva di approfondire diverse ipotesi e linee di studio.

Siamo personalmente convinti, che le differenze misurabili, emergeranno nei prossimi anni tra le diverse parcelle coltivate in biologico e biodinamico.

Convegno SANA “Vini naturali, biologici e biodinamici: ieri, oggi, domani..” 2° parte

Domenica 11 Settembre si è tenuto il Convegno  al SANA organizzato da  AIES (Accademia internazionale enogastronomi sommeliers) e presentato da Renzo Santi, presidente onorario della associazione.

Finalmente sono riuscita a dedicarmi alla scrittura del secondo post, come promesso del Convegno che si è tenuto al Sana.

Ho apprezzato l’intervento di Sofia Pepe della Azienda Agricola Emidio Pepe, nota per la lunga tradizione di quattro generazioni di vignaioli,  che coltivano la vite in biodinamica rispettando le piante e il territorio. Il suo intervento ha evidenziato il paradosso attuale, nel fatto di dover segnalare alle commissioni di assaggio DOC e IGT che il loro vino in degustazione è un vino naturale. Una volta tutto il vino era naturale! La loro azienda produce dal 1964 con metodi che producono un vino genuino, senza addizione di chimica nei vigneti, né tantomeno in cantina.

La produttrice afferma, che qualora venisse approvato il disciplinare del vino biologico, con le indicazioni attuali in Comunità Europea, come azienda toglieranno la dicitura di vino da uve biologiche in bottiglia, perché il disciplinare attuale come impostato tende ad omologare il vino da agricoltura biologica a quello convenzionale.
Stanislao Radikon, vignaiolo, conferma la linea sottolineando con preoccupazione che attualmente numerose realtà industriali stanno cercando di produrre vino bio, che non è un prodotto comparabile con il vino prodotto dall’artigiano; il produttore evidenzia che manca comunicazione in merito a queste tematiche che essendo importanti dovrebbero essere trasmesse al consumatore.

Fabio Giavedoni, curatore della guida Slow Wine, interviene spiegando che la qualità dei vini naturali è cresciuta notevolmente negli ultimi anni, ma la difficoltà di reperimento, li ha portati a scrivere una guida che descrive il lavoro del produttore e la sua storia. La sua opinione, che ritengo condivisibile, evidenzia che se anche grosse realtà industriali, dovessero convertirsi al biologico, ciò non dovrebbe spaventare il piccolo produttore la cui storia gli permetterà di differenziarsi, ed essere valutata dal consumatore attento.

L’ultimo intervento che ha fornito dati a mio avviso molto interessanti in merito al consumatore, è stato quello di Maurizio Manzoni, responsabile dellEnoteca Regionale dell’E.R.

Una percentuale alta (70-71%) tra i consumatori abitudinari di vino, non ha idee chiare in merito alle differenze tra un vino prodotto con uve biologiche e un vino prodotto con uve biodinamiche, appaiono completamente disorientati; incide nella scelta la qualità del singolo vino e la conoscenza del produttore.

Concludo con il dato emerso di un certo rilievo; vi è la constatazione che il consumatore arriva a questo tipo di prodotto, da conoscitore di vini, con un percorso personale, passando dal mondo dei convenzionali a quello dei biologici, e come tale è maggiormente disposto a spendere qualcosa in più, perché attento alla propria salute.

In seguito ad interventi del pubblico, è risultato evidente che  il  consumatore medio non riesce a trovare attualmente un numero sufficiente di informazioni in merito a questi vini, tali da potergli permettere una scelta; spesso inoltre, il ristoratore non è in grado di comunicare il vino al cliente, e spiegarne caratteristiche e metodologia di produzione.

Convegno SANA “Vini naturali, biologici e biodinamici: ieri, oggi, domani..” 1° parte

Domenica 11 Settembre si è tenuto il Convegno  al SANA organizzato da  AIES (Accademia internazionale enogastronomi sommeliers) e presentato da Renzo Santi , presidente onorario della associazione.

Il primo intervento è stato quello di Leonello Anello, agronomo e consulente biodinamico, che lavora con un metodo biodinamico codificato e affinato da più di venti anni, che permette di ottenere vini di qualità, registrati con il marchio I vini biodinamici ®

Il punto di partenza è un’ uva di grande qualità, coltivata senza utilizzo di tecnologia, fisica, e  chimica se non piccole quantità di rame e zolfo, quando necessarie  in vigna. In cantina non vengono addizionati additivi di nessun tipo, se non una piccola percentuale di solforosa, da dichiarare in etichetta. Il vino prodotto è vivo, con caratteristiche ben definite e uniche.

Anello afferma, che l’attuale disciplinare del biologico, è in contrasto con le caratteristiche di unicità di un vino, viene cercata l’omologazione al prodotto  convenzionale;  è possibile infatti aggiungere più di 400 sostanze di natura diversa dall’uva. Se fosse approvato dalla Comunità Europea questo disciplinare, confonderebbe  ulteriormente il consumatore finale.

Il vino degli ultimi 40 anni, è stato il frutto di una serie di azioni mirate, di mercato atte a giustificare l’importanza della tecnologia, chimica e additivi; al consumatore è stato trasmesso il messaggio che “per poter fare un grande vino, che possa piacere a tutti, risulta necessario standardizzarlo nel gusto, con diverse tecniche. Lo standard non esiste e la qualità di un prodotto deve poter essere giudicata dal consumatore.

Giampiero Bea presidente del Consorzio Vini Veri e produttore della azienda agricola Paolo Bea, interviene dicendo una frase molto bella “La natura va osservata e compresa, mai dominata, nei bicchieri deve arrivare un vino generato e non costruito”. Il suo auspicio è quello di poter unire le diverse associazioni e redigere un testo unico, da presentare alle istituzioni allo scopo di  difendere l’identità del territorio e del vino , salvaguardando la salute di chi lo beve. Bea dice di non essere contrario alla enologia convenzionale, ma ritiene che un vino addizionato di numerose sostanze, con aggiunte massive di solfiti,sia costruito e privo di identità, un prodotto industriale.

Concludo questa prima parte, con l’intervento di Federico Orsi, proprietario di Vigneto San Vito, che racconta la sua esperienza come produttore. L’azienda acquisita, lavorava in convenzionale da trenta anni; ha cercato di  capire come caratterizzare il proprio vino, iniziando nel 2006  l’ approccio alla biodinamica.
Il suo percorso verso queste tecniche, lo hanno portato a comprendere che essendo meno invasive per il territorio e di maggiore rispetto per le  piante, aiutano a gratificare l’uomo, infatti afferma che  “La biodinamica porta alla centralità l’uomo e il suo valore”.

La conversione della sua azienda ha avuto minori costi nell’acquisto di prodotti, ma un aumento degli stessi nella manodopera qualificata; l’uva sana che cresce in un vigneto coltivato in biodinamica necessita della componente umana. Orsi conclude dicendo che ha ancora un lungo percorso davanti di scoperta e lavoro , con l’obbiettivo di fare sempre più un vino senza additivi e non omologato, nel rispetto del territorio.

A presto con la seconda parte del convegno!

Podolinsky a Bologna 2°parte

Martedì 24 Maggio si è tenuto a Casalecchio di Reno (BO) l’incontro con il famoso esperto di biodinamica Alex Podolinsky, sul tema “La fertilità della terra, produzione agricola e salute”, organizzato da Slow Food Italia in collaborazione con Anagribios -Coldiretti.

Come promesso vi racconto quanto emerso nella seconda parte dell’incontro con Alex Podolinsky, durante il seminario che si è svolto a Casalecchio di Reno, Bologna , il 24 Maggio .

Podolinsky si è soffermato più volte sulla capacità di osservazione, chiedendosi cosa questa rappresenti per l’esperto. Si tratta di entrare in contatto con la natura, vivendola in ogni istante e cercando di capire di cosa necessiti in quel momento .

E’ necessario che l’agricoltore biodinamico abbia/acquisisca questa capacità di osservazione; nel tempo le singole osservazioni  degli agricoltori australiani hanno permesso di  elaborare  un metodo agricolo completo, creando una rete utile all’ insegnamento che Podolinsky ha potuto trasmettere in diversi altri paesi .

Podolinsky conferma, infatti, l’importanza degli insegnamenti e dei preparati: il 500, preparato per il suolo,  che aiuta lo sviluppo radicale e in particolare la crescita delle radici avventizie,  e il 501, preparato per la luce, che aiuta la pianta ad assorbirla e ad assumerne in maggior quantità in condizioni climatiche non  favorevoli; sottolinea, inoltre, che solo l’agricoltore stesso deve acquisire la capacità di decidere quando è opportuno usare i preparati, pianificando al meglio la loro somministrazione e assecondando i ritmi della natura.

L’agricoltore può seguire i consigli di esperti  soprattutto nella fase iniziale, che è la più difficile, ma deve essere autonomo e imparare a decidere in base alle esigenze delle sue piante e del suolo. In questo metodo di osservazione, sottolinea Podolinsky, non c’è nulla di mistico e filosofico, ma tutto è pratico e concreto.

Si è parlato poi della dinamizzazione. Sino a qualche anno fa il vortice veniva creato a mano e si proseguiva per un’ora in una direzione e nell’altra alternando la creazione dei vortici.

Attualmente esistono macchine prodotte a tale scopo, ma spesso risultano costose per il singolo agricoltore, che può in alternativa crearsi un dinamizzatore; alla domanda di un viticoltore in sala è stato risposto che può essere utilizzata a tale scopo persino una barrique usata, il solo problema è rappresentato dal legno che secca, mentre l’acqua va cambiata ogni 15 giorni per evitare che marcisca.

Le tematiche sono state sviscerate concretamente nel pomeriggio, attraverso la prova pratica tenutasi presso la sede dell’orto biodinamico dell’ex ParcoTalon. Nell’orto accanto ai campi, Podolinsky ha spiegato l’importanza della semina subito dopo il raccolto, per mantenere l’attività dinamica e continuativa in azienda, e di come il preparato 500 si possa usare ogni volta che si semina nei campi, mentre nei vigneti 2 volte all’anno.

Non mi dilungo su tutti gli aspetti tecnici che possono risultare alquanto noiosi per chi non conosce le tecniche di preparazione dei terreni; per chi fosse interessato esistono pochi dvd disponibili sulle metodologie usate e sugli strumenti adottati.

Podolinsky a Bologna 1° parte

Martedì 24 Maggio si è tenuto a Casalecchio di Reno (BO) l’incontro con il famoso esperto di biodinamica Alex Podolinsky, sul tema “La fertilità della terra, produzione agricola e salute”, organizzato da Slow Food Italia in collaborazione con Anagribios -Coldiretti.

Alex Podolinsky occupa un posto di primaria importanza nel panorama della biodinamica mondiale, poiché ne è uno dei maggiori esperti, con più di 50 anni di esperienza maturata lavorando a stretto contatto con gli agricoltori di tutto il mondo.

L’obiettivo principale della biodinamica è quello di rendere il suolo ricco di humus e vivo. Tra gli esempi per il pubblico, anche la spiegazione di come è riuscito, grazie ai preparati, a trasformare terreni poveri di sostanza organica (che presentavano infatti percentuali pari allo 0,33%),  e arricchendoli in due anni fino a raggiungere il 2,5 % di S.O.

E’ utile precisare che la presenza di humus nel suolo è molto importante, perché contribuisce a trattenere l’acqua nel terreno, migliorandone la ritenzione idrica e diminuendo il fenomeno dell’erosione. Questo comporta un minore utilizzo di acqua in agricoltura, fondamentale per la conservazione di questo bene in continua diminuzione.

Sono stati fatti diversi test di confronto in Australia, tra fattorie che lavorano in biodinamica e quelle che lavorano con metodi convenzionali; si è dimostrato che in quelle biodinamiche non avviene la lisciviazione delle sostanze presenti nel terreno, cioè la perdita dei Sali minerali che vengono diluiti nel terreno a causa delle piogge.

Nelle fattorie che utilizzano metodi tradizionali tutti gli apporti di nutrienti chimici in forma di Azoto, Fosforo e Potassio (NPK) vengono lisciviati e trasportati dalle piogge direttamente nei fiumi. I terreni ricchi di humus assorbono acqua 14 volte di più rispetto a quelli trattati in modo tradizionale e trattengono all’interno gli elementi nutrizionali.

Si è anche precisato che la pianta sceglie i nutrienti in base alle sue proprie necessità; l’apporto di letame in biodinamica non aggiunge maggior nutrimento al terreno.  Podolinsky utilizza i preparati biodinamici 500 e 501.

Per questa volta mi fermo qui. Nel prossimo post approfondiremo altre tematiche trattate nel corso dell’incontro.

A presto!