La mia esperienza a Vite di Donne

Vite di Donne 17 Maggio 2014 – Ferrara

 

Un’ esperienza “nel mezzo” né da scrittrice, né da produttrice, ma da intermediaria tra il mondo contadino legato alla terra e alla creazione, e la vendita dell’opera d’arte vino.

La tavola rotonda condotta dall’antropologa  Lucia Galasso  ha centrato diverse tematiche importanti che avrebbero necessitato di ore per poter essere sviscerate.

Loc. V.d. D.

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Le vignaiole intervenute hanno raccontato le proprie esperienze e difficoltà come donne, in un mondo lungamente considerato al maschile. Alcune vignaiole si sono avvicinate alla vigna e alla terra per ritrovare una parte di se stesse , dopo aver seguito inizialmente altri percorsi,  mentre altre lo hanno vissuto come un sentiero già tracciato dalla famiglia e sempre sentito.  Si è parlato del profondo legame tra la terra e chi la coltiva. Essere  vignaiole è davvero romantico come spesso viene raccontato? Non proprio. Il lavoro di chi è a contatto con madre terra è  spesso di soddisfazione , amore e ritorno alle radici,  ma allo stesso tempo è fatto di grande fatica e   sacrifici, come  dover fare tornare i conti ogni giorno nell’ azienda,  districarsi tra la burocrazia sempre più impossibile e incastrare i tanti impegni quotidiani di madre, moglie e compagna.

 

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La forza viva e creatrice del Femminile si esprime al meglio nel lavoro quotidiano a contatto con la terra e la generazione del proprio vino, la donna viene accompagnata in un percorso di conoscenza e di profondità a contatto con la propria anima e la vera se stessa. Diverse produttrici hanno raccontato di aver intrapreso percorsi umanistici e artistici  per tornare alla terra e alla creazione di questo prodotto così antico.  Il connubio tra l’arte (in tutte le sue forme) e il vino, dona sempre grandi emozioni, e due artiste presenti lo hanno dimostrato. Cassandra Wainhouse con le sue fantastiche etichette create con bottoni per Vite di Donne e i creativi Vinarelli  di Maurizia Gentili.

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Il lavoro a contatto con la Vigna  rappresenta libertà per la donna? Una domanda rimasta aperta per certi versi. La libertà vera appare una chimera e non può esistere nemmeno in un lavoro così aperto a  contatto con la Natura e con le proprie radici;  esistono sempre vincoli burocratici, economici, familiari , e soprattutto sono quest’ ultimi che devi “attraversare” per divenire libera e trasformarti . Queste ultime parole mi sono state dette da Elena o Paola Conti a cena, non ricordo precisamente,  eravamo allegramente immerse  in assaggi dei vini che Arianna ci portava a tavola, concentrate nei  piatti serviti dall’ agriturismo Principessa Pio, un finale perfetto per una giornata davvero unica.

I miei ringraziamenti  ad Arianna Fugazza  e all’ associazione culturale PIV di Ferrara , Lucia Galasso e a tutte le produttrici che hanno partecipato apportando il loro contributo e le loro arricchenti esperienza di vita; mi sarebbe piaciuto conoscere tutte in modo più approfondito ma so bene per esperienza che a volte non bastano intere giornate a contatto con un singolo produttore tra vigneti e cantina, figuriamoci poche ore! Bellissima  giornata che rimarrà tra i miei ricordi.IMG_4058

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Fongaro spumanti e le sue bio-bollicine a Bologna!

Una cena con bollicine metodo classico di Durella? Noi ve l’abbiamo organizzata.

Vi introduciamo alla storia di una azienda vitivinicola che apprezziamo particolarmente, per la capacità di produrre spumanti metodo classico, da vitigno Durella.

Questo vitigno autoctono, cresce bene nei terreni argillosi e di origine vulcanica del zona nord-est  del veronese, in particolare nei Monti Lessini . A questo vitigno credette il fondatore della azienda, Guerrino il nonno di Matteo e Alessandro Fongaro attuali proprietari.

Produrre spumanti metodo classico è certamente stata una sfida, che ha contribuito in questo caso, a valorizzare al meglio il vitigno, come nelle sue primarie caratteristiche di acidità e mineralità.

Il metodo di coltivazione delle uve di Durella, scelto dai produttori dal 1988, segue i principi del biologico, per rispettare al massimo l’ambiente, come desiderava  il fondatore Guerrino Fongaro.

Gli spumanti che vi presenterà personalmente  Matteo Fongaro durante la cena di Venerdì 15 Marzo, saranno il Cuvèe brut 2009, Riserva Brut 2007, Pas dosè 2009 e Pas Dosè 2006 riserva. Abbiamo scelto di abbinare gli spumanti  ai piatti di pesce fresco cucinato come da tradizione dal Ristorante El Gotha. L’antipasto sarà a vostra scelta tra baccalà o polpo con carciofi.

Curiosi di conoscere storia, profumi e caratteristiche uniche di questi spumanti? Non mancate alla cena di Venerdì 15 Marzo !

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Az. agricola Cossentino

L’azienda agricola Cossentino è situata in Sicilia, nel Comune di Partinico sulle colline del Golfo di Castellammare. L’azienda lavora in biologico e le uve sono certificate ICEA, in Italia e USDA per l’esportazione negli USA. Antonino e Francesco Cossentino ci hanno accolto con cortesia e ospitalità facendoci visitare l’azienda ed assaggiare i loro vini direttamente dalle botti. Intense emozioni legate a questi vini, dove ciascuno di loro mi ha lasciato una sensazione e un ricordo.

Il Signor Antonino racconta che in passato il vino veniva commercializzato sfuso, e di tradizione trasformato dalle cooperative, alle quali venivano mandate tutte le uve da vinificare. A metà anni novanta Antonino decide di coltivare in biologico e incominciare ad imbottigliare il proprio vino, valorizzando il prodotto e ponendo particolare attenzione al processo di lavorazione in cantina, manipolando il meno possibile il vino accompagnandolo attentamente al suo naturale percorso di trasformazione.

La mia “collega” e sommelier Antonella di Agribio E.R, ha girato il breve filmato che trovate in seguito, durante la nostra visita presso l’azienda.

I vini di Cossentino sono corposi e ricchi di profumi, che riportano alla Sicilia e al territorio di origine;  il Nero d’Avola prelevato da botte lasciato sulle bucce, lunga estrazione di profumi, morbido, corposo, speziato, da non dimenticare. Scopriamo tristemente che questo fantastico vino purtroppo non viene prodotto in purezza in quanto sarebbe un vino di nicchia troppo costoso e difficile da collocare sul mercato, quindi viene usato in blend con il Nero d’Avola vinificato in acciaio. What a pity!

Certamente anche tutti i restanti vini di questa azienda meritano una particolare attenzione:

Antonino Cossentino

Nero d’Avola  in purezza affinato in barriques e botti di rovere, fruttato e morbido, con note di caffè nel finale.

Il rosato “Rosa del Sud” è un blend di Nero d’Avola e Merlot, sapido, caldo e persistente che mi ha conquistata al primo assaggio lo scorso anno al Vinitaly.

Lioy , blend di buon equilibrio di Sirah, Cabernet e Sauvignon, complesso e speziato, (cioccolato, caffè e cannella). Una particolare menzione meritano inoltre  il Catarratto Gadì e il Grillo, sapidi e freschi e di struttura.

Azienda agricola La Casaccia

Questa azienda produce vino da molte generazioni  ed è  situata a Cella Monte. La famiglia Rava vinifica le uve di Barbera, Grignolino, Freisa e Chardonnay prodotte in azienda, seguendo il metodo di coltivazione  biologico.

A Cella Monte nel cuore del Monferrato, ho visitato l’azienda agricola  La Casaccia dei signori  Rava. Mi accoglie la signora Elena Rava, con la quale ho conversato piacevolmente un pomeriggio intero.

I Rava, entrambi laureati in Agraria, nel 2000 decidono di trasferirsi nel paese e di rilevare la cantina degli zii che stanchi della attività, volevano vendere. Iniziano con pochi piccoli pezzi di terra, e nel tempo continuano ad acquisirne dai vicini che non sono più interessati a coltivare, iniziando così a piantare diversi vitigni negli anni successivi. La passione di famiglia diventa una avventura appassionante e stimolante.

Elena mi racconta di quanto sia difficile trasmettere al consumatore le difficoltà di produzione di una piccola azienda, che segue i principi del biologico. Si riferisce in particolare quando malattie come la flavescenza dorata diventano problemi seri, come negli ultimi anni. In Italia per questo parassita si effettuano trattamenti obbligatori con il piretro, un insetticida d’origine vegetale. Per le sue proprietà di ridotta persistenza nell’ambiente (periodo di carenza di 48 ore circa) e di bassa tossicità per l’uomo e i mammiferi, è un antiparassitario che agisce per contatto, fotolabile  senza penetrare nella linfa della pianta. Preferirebbero non usarlo ma al momento non sembra vi siano prodotti alternativi.

Elena Rava

Ci addentriamo sul discorso additivi e solfiti ; per Elena è importante che il vino sia pulito e buono e che l’utilizzo di solfiti sia limitato; mi racconta di essere stata un tecnico per il biologico lavorando presso il Comune di Asti e ricorda che i diversi disciplinari cambiano di poco per i quantitativi , ma sono diversi .

Il problema (sul quale abbiamo concordato) rimane la non esistenza di un unico disciplinare di riferimento, e la sola garanzia in etichetta riguarda la provenienza delle uve da agricoltura biologica e quindi controllate dagli enti certificatori. La qualità del vino e le sue caratteristiche vengono poi determinate dalle capacità e onestà del produttore.

Tutte le operazioni in vigna della azienda agricola, vengono effettuate a mano come sfogliatura, spollonatura e  raccolta; questo fa in modo che la qualità delle uve portate in cantina sia ottimale. In cantina non vengono aggiunti additivi, e quantitativi limitati di solfiti. Il vino viene travasato più volte per pulirlo dalle fecce ed eliminare odori sgradevoli; in questo modo diviene più limpido naturale del prodotto. L’affinamento avviene in acciaio e bottiglia, e in fusti di rovere.

Ottimo il  Grignolino del Monferrato Casalese e decisamente  apprezzabile è “Poggeto” 2010; profumi delicati di fiori e frutti, leggero retrogusto amarognolo di mandorla tipico del vitigno, ma non troppo accentuato. Vino delicato ed elegante. Purtroppo al momento non lo abbiamo disponibile!

Il Barbera d’Asti 2009 proveniente dalla vigna Sant’Anna di 70 anni, presenta un colore rosso rubino intenso con profumi intensi e fruttati. Vino splendidamente bilanciato e di corpo abbinabile a diversi piatti di carne e formaggi stagionati.

Piacevole il Monfiorenza 2009 da uve di Freisa, leggermente vivace, fruttato e abbinabile a piatti diversi.

A presto!

Azienda agricola Torrelli- degustazione di Venerdì 25 Novembre

L’azienda agricola Mario Torelli di Gianfranco Torelli, si trova a Bubbio (AT), nel cuore della Langa astigiana.

L’azienda è a conduzione familiare ed ha iniziato dal 1987 la propria conversione alla viticoltura biologica, che attualmente viene verificata da ICEA. Lo scopo di Gianfranco è quello di mantenere il terreno vivo (senza uso di diserbanti/esiccanti), e coltivarlo senza forzature (concimazioni chimiche), aiutando così le piante ad aumentare le proprie capacità di autodifesa. Viene inoltre favorita la capacità di resistenza alle malattie con l’uso di prodotti fitoterapici (alghe, preparati, erbe).

L’azienda include 15 ha di vigneti che trasforma, di cui 9 di proprietà lavorati in regime biologico.

Tutte le attività in vigna vengono  effettuate  rigorosamente a mano, vendemmia, potatura, spollonatura e  defogliazione, nell’attenzione della vite e salvaguardia della salute dei grappoli.

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Il risparmio energetico e la salvaguardia dell’ambiente sono obiettivi del produttore: l’azienda è dotata di un impianto fotovoltaico e di fitodepurazione dell’acqua; la stessa, proveniente dalla sorgente di proprietà aziendale, utilizzata in cantina, passa attraverso vasche dove tramite un filtro naturale  e piante acquatiche viene depurata . In un’altra vasca assieme alle piante che contribuiscono alla fitodepurazione, rane e salamandre, nuotano e si alimentano, a testimonianza della salubrità dell’ambiente.

Questa azienda è riuscita a riprodurre un ecosistema che si autosostiene quasi totalmente, cosa di non facile applicazione.

Passiamo ai vini che questa sera degusteremo assieme:

Il dolcetto Bricco Rocchetto DOC  2009, è rosso rubino, con profumi intensi di viola, frutti di bosco, ciliegia , liquirizia. Al palato è equilibrato. Questo dolcetto nasce dall’omonimo vigneto sulla collina di San Grato di Bubbio , ottenuto con una metodologia molto tradizionale con lunga macerazione che dura lungamente (15-20gg). Un ottimo vino da tutto pasto.

Il principe di questa sera è però il  Moscato d’Asti DOCG 2010 ,dalle uve di Moscato bianco di Cannelli,  morbido, fragrante e profumato, dolce ma non troppo, che durante le prossime feste potrete abbinare ai vostri panettoni e dolci.

Nel 2000, dopo molti anni di esperienza nella produzione del Moscato d’Asti, il produttore si è lanciato nella produzione di di Spumanti con uve di proprietà, una nuova via coraggiosa che nel 2001 dà vita a llo spumante DOC brut “Di Paola”, fragrante, con sentori di nocciole e frutta, fine e fresco ..regala piacevoli emozioni al palato.

…infine il Passito Bubeum , un Moscato Passito DOC di nicchia, che matura in barriques almeno 42 mesi e rimane 6 mesi in bottiglia prima di poter essere degustato per diversi anni.

Questo Passito è una sorpresa anche per la sottoscritta che attendo curiosa di degustare!

Vi attendiamo numerosi.

Per info e prenotazioni: Accademia della Muffa Nobile
Varoli Maurizio 336 557490 info@bolognamineralshow.com
Oppure a Lorenzini Emilio Sergio 348 0404955 emilio.lorenzini@muffanobile.it

Azienda agricola Fornacina – degustazione Venerdì 11 Novembre 2011

L’azienda agricola Fornacina, sarà la protagonista della serata di degustazione prevista Venerdì 11 Novembre presso http://www.muffanobile.it/

Vigneti della azienda Fornacina- thanks to Fornacina

Questa azienda  localizzata poco prima di entrare in  Montalcino, appartiene alla famiglia Biliorsi da generazioni. Attualmente la proprietà  è  gestita da Mauro e Simone Biliorsi che producono Brunello seguendo l’antica tradizione.  Dalla vendemmia 2004 le loro uve sono certificate in biologico, ma lavorano da sempre nella naturalità, per salvaguardare il legame dei loro vini al territorio.

La superficie vitata è di circa 5 ha e i restanti 5 ha sono a bosco, caratteristica molto importante per il mantenimento della biodiversità nella azienda. Il loro obiettivo rimane quello di mantenere i quantitativi di produzione attuali per evitare di dover far gestire l’azienda ad esterni.

La produzione media in azienda è tra i 70- 60 q/ ha per il Brunello e attorno ai 80-70q/ ha per il Rosso. Spesso l’azienda stessa riduce i quantitativi prodotti per controllare i prezzi e la qualità ; il numero di bottiglie prodotte si aggira attorno alle 13.000.

grappolo di Sangiovese grosso- thanks to Fornacina

La zona di produzione del Brunello è stata estesa a tutto il Comune di Montalcino dal 1998, prima vi erano solo delle parcelle all’interno dell’area di produzione, quelle ritenute davvero vocate per produrre questo vino pregiato, elegante e di ottima struttura. Il prezzo di questo vino è diminuito mediamente a bottiglia di conseguenza negli anni 90, perché le produzioni sono raddoppiate nel Comune di Montalcino.

L’azienda usa in vigna solfato di rame e zolfo;  non sono mai stati usati prodotti chimici, allo scopo di preservare la salute del territorio, delle piante e delle persone. Fortunatamente la zona di esposizione dei loro vigneti in asse sud-est di Montalcino, è ventilata e non presenta particolari problemi di Peronospora e Oidio. La fortunata posizione dei campi, gli consente di  produrre vini morbidi, eleganti e ben aromatizzati, leggermente più scarichi in colore e in alcool rispetto a quelli posizionati nel versante Nord.

botti di rovere - thanks to Fornacina

I vini di questa azienda presentano ovviamente caratteristiche diverse ogni anno, legate alla stagionalità e alla evoluzione che  il Brunello subisce durante i due anni di affinamento, all’interno delle botti grandi di rovere.

Mi sono ripromessa di farmi una piccola cantina per conservare il Brunello di ogni annata di questa azienda, per poter fare una piccola verticale tra 10 anni ; immagino le sorprese che riserverà questo vino nella sua lenta evoluzione.

Venerdì  si assaggeranno le annate  di Brunello 2005 e 2006  e l’ottimo Rosso di Montalcino 2009.

Sul nostro sito www.eticavitis.it è possibile acquistare attualmente il Brunello 2005 e il Rosso di Montalcino 2008

Ringrazio Antonella Rambaldi Agribio E.R. per il suo apporto di informazioni della azienda Fornacina.

Il Cannonau di Mamoiada-Giuseppe Sedilesu

Ho pensato di  presentarvi i nuovi vini scelti da eticavitis descrivendovi brevemente in un post il produttore. Questa volta vi porto nelle fantastiche terre di Sardegna, tra i profumi della macchia mediterranea e i  sapori intensi del Cannonau.

 

Durante la mia breve permanenza in Sardegna nella prima settimana di Agosto, ho visitato  l’azienda agricola Giuseppe Sedilesu a Mamoiada, nel centro della Barbagia,  in provincia di Nuoro. La famiglia possiede 15 ha di vitigni di Cannonau, coltivati ad alberello di età diverse, tra i quali c’è una piccola percentuale  di un vitigno a uva  bianca preziosa, il  Granazza , utilizzato per la produzione del loro vino bianco il PerdaPintà.

La proprietà è interamente gestita dai tre figli del fondatore Giuseppe Sedilesu e dalle rispettive famiglie.  La nuova cantina è stata costruita utilizzando materiali di edilizia ecologica ed è dotata di impianto fotovoltaico. Salvatore Sedilesu racconta che il processo produttivo prima era localizzato in un vecchio caseificio dove il lavoro veniva effettuato quasi interamente a mano come la pigiatura e follature. La nuova struttura è stata dotata di  macchinari a bassa tecnologia, che permettono alla famiglia di velocizzare il lavoro, pur mantenendo l’attenzione alla tradizione produttiva.

I vecchi vigneti vengono  infatti, arati con l’aratro a buoi, e zappati a mano. Il solo concime utilizzato quando  necessario,  è il letame. In vigna viene limitato l’utilizzo di rame e zolfo, e sono banditi i  prodotti di sintesi chimica. Francesco Sedilesu conferma che l’agricoltura biologica è di routine a Mamoiada, essendo zona vocata alla vite, non necessita di interventi con prodotti chimici di sintesi; nell’ultimo anno sono state applicate nei vigneti, tecniche di coltivazione di agricoltura biodinamica (sovesci e preparati biodinamici) per la necessità di recuperare la fertilità dei terreni. L’azienda è in conversione al biologico, sotto l’ente di controllo Codex.

In cantina non vengono usati lieviti selezionati, additivi e chiarificanti; inoltre i vini non vengono filtrati. I pochi solfiti aggiunti prima della pigiatura e dell’imbottigliamento determinano quantitativi medi residui di 30-50 mg/l.

Ho assaggiato i loro vini, ma con voi condivido le mie impressioni in merito al  PerdaPintà sulle bucce, ottenuto dal Granazza in purezza, che mi ha stupita. Il colore caldo dorato con sfumature aranciate, richiama i passiti, mentre i profumi intensi, riportano a  fioriture della macchia sarda, toni dolciastri di tabacco; vi è un contrasto evidente al  palato, dove il vino risulta secco, minerale e caldo!

Ho degustato i due fantastici Cannonau in purezza, che abbiamo aggiunto alla nostra vetrina , S’Annada 2009 al naso prugna e ciliegia, buon equilibrio al palato tra morbidezze e tannini. Buona mineralità. Un vino ben bilanciato.

I profumi di erbaceo e balsamico della macchia mediterranea sarda si percepiscono nel  Mamuthone 2009, l’eleganza  non è ancora definita come nello stesso vino del 2008, ma quasi certa che l’ affinamento in bottiglia potrebbe trasformarlo in un altro ottimo vino quanto l’annata precedente; ora è ben strutturato, secco, fresco e con un tannino “ vivo”,  in evoluzione. In questo vino, si riscoprono  i profumi di questa fantastica isola!

Azienda agricola Nuova Cappelletta

Nuova Cappelletta è una azienda che si trova a Vignale Monferrato, produce vino come attività principale, coltiva cereali e alleva inoltre bovini. I vitigni coltivati sono a Barbera, Freisa, Grignolino Nebbiolo, Cortese e Chardonnay.

Prosegue il mio viaggio nelle aziende dei produttori che ho selezionato del Piemonte. Questa volta vi parlo della azienda agricola Nuova Cappelletta. La proprietà si estende per oltre 211 ettari di cui circa trenta sono coltivati a vite; lavora in biologico da oltre venti anni, con certificazione garantita dal Consorzio per il Controllo dei Prodotti Biologici ed è inoltre certificata Demeter  per l’agricoltura biodinamica.

Il proprietario, il Dott. Uslenghi, mi ha accompagnata a visitare la sua bella azienda. Devo ammettere di essere rimasta incantata dallo splendore di questi luoghi, che mi hanno riportata al mio sogno di bambina, tra laghi, pascoli, campi di cereali e vitigni.  Quanto avrei voluto crescere in un posto come questo! Questa azienda è una delle poche realtà italiane di queste dimensioni, che definisco a “ciclo chiuso” e ne  spiego il motivo.

La coltivazione dei campi  è adibita in alternanza alle colture (leguminose e cereali),  che vengono falciate,  interrate, ed usate come sovescio interno alla azienda, mentre una parte dei cereali prodotti, viene portata a due mulini; una frazione degli stessi, viene invece destinata alla alimentazione delle 100 vacche piemontesi, che circolano a rotazione nei campi adibiti a pascolo. Il letame delle vacche  è utilizzato come concime naturale e per la preparazione del preparato 500 o cornoletame. La proprietà possiede il proprio acquedotto;  l’ acqua viene prelevata dalle valli aziendali e utilizzata per abbeverare il bestiame, l’irrigazione dei  campi, e la distribuzione dei preparati.

I trattamenti usati in azienda sono tutti a base vegetale e minerale, come lo zolfo proveniente direttamente da miniere, con prezzi di acquisto superiori rispetto a quello di sintesi.  Il verde rame viene utilizzato in quantitativi che rimangono al di sotto dei 3 Kg/ha sulla media di cinque anni.

I vini vengono filtrati con filtri di perlite e cellulosa e non sottoposti a controllo della temperatura, se non in annate particolarmente calde; vengono effettuate follature manuali. I solfiti aggiunti sono in quantità minime e in alcuni casi non vengono addizionati per nulla. A tale proposito concludo consigliandovi il Barbera SSA 500 2009 senza solfiti aggiunti, che ho degustato nuovamente un paio di sere or sono con amici, durante una cena; è un vino di buona struttura, con buona mineralità che si accompagna bene con le carni rosse ovviamente, ma che noi abbiamo abbinato con piatti di formaggi e insalata di riso e pollo. Un vino ottimo per chi ha problemi con  i solfiti, infatti ne contiene un contenuto molto basso,  circa 5mg/l !

Una curiosità: nella azienda è presente una oasi con due laghi dove sono presenti più di 130 specie di uccelli. Una realtà aziendale che include la conservazione di specie protette e la salvaguardia dell’ambiente!

Azienda agricola Cascina Tavijn

Nel Comune di  Scurzolengo in provincia di Asti è situata  l’azienda agricola Cascina Tavijn, appartenente alla famiglia Verrua dove dai primi anni del 900 coltiva la vite e vinifica le proprie uve di Ruchè, Grignolino e  Barbera. L’azienda è certificata in biologico.

Mi accoglie Nadia Verrua, giovane produttrice, che mi accompagna  nei vigneti di proprietà. In passato, vi era un forte spezzettamento dei terreni vitati,  che la famiglia  è riuscita  a contenere, reimpiantando le viti .

Nadia racconta,  che i terreni della zona,  sono votati alla viticoltura;  se non fosse stato per l’arrivo della flavescenza dorata, che durante la fine degli anni 90 infettò molte viti nell’area, la zona sarebbe completamente vitata. Il “terrorismo” di quel periodo e la paura della malattia, determinò l’espianto di numerosi vigneti, e il Grignolino fu tristemente dimenticato; fortunatamente questo vino autoctono è in ripresa negli ultimi anni.  Il problema di questa fitoplasmosi, purtroppo  permane anche attualmente.  La famiglia ha deciso ultimamente di fare capitozzature invece di espiantare le viti, perché hanno verificato che piantare nuove barbatelle, non migliora la situazione.

Nadia mi mostra i suoi bellissimi vigneti inerbiti, intervallati da piccoli triangoli di bosco e alberi di nocciolo ;  la diversificazione vegetale evidente permette di mantenere una elevata biodiversità molto importante  per l’azienda.

Nelle annate equilibrate,  i quantitativi di zolfo che vengono dati in vigna,  rimangono considerevolmente al di sotto dei limiti previsti dal disciplinare,  e mi racconta che preferiscono utilizzare il prodotto secco in polvere, che asciuga di più la foglia.

Il  Signor Ottavio Verrua, (che falcia  a mano  le erbe spontanee tra i filari), mi fornisce inoltre numerose informazioni interessanti in merito agli animali selvatici presenti sul loro territorio che  a quanto pare sono numerosi.

Una curiosità: la giovane produttrice mi parla di sperimentazioni, ed in particolare dell’imbottigliamento di vino con aggiunta di  mosto. Il suo sogno  è quello di  riuscire a fare rifermentare la Barbera in bottiglia, come  Camillo Donati , precisando che lui è un maestro difficile da imitare. Nella area, per tradizione, si è sempre bevuta una Barbera un po’ vivace, ma attualmente, nessuno  la produce  facendola fermentare in bottiglia.

Dopo una mattinata di piacevoli informazioni passiamo alla parte che attendo con gioia, la degustazione dei vini.

Il Grignolino d’Asti 2010, rosso rubino tenue con riflessi granato; si presenta con sentori erbacei, sapido ed equilibrato al palato. Il retrogusto amarognolo caratteristico di questo vino è apprezzabile, e sono bilanciate acidità e il tannini. Il confronto con il Grignolino 2009 che conosco bene è immediato; è un vino più sapido e strutturato del precedente con sentori erbacei più spiccati e tannini “vivi” che asciugano la bocca. Entrambi vini briosi e veri da abbinare ai pasti, con il loro carattere ben distinto!

Ruchè Castagnole di Monferrato 2010, colore rosso porpora, profumi di  ciliegia, prugna, frutti rossi, note calde mi conquistano. Al palato è un vino morbido, fruttato ma con una struttura sostenuta e una bilanciata acidità. La leggera speziatura  lo rende un vino intenso e avvolgente, legato al territorio.

Infine il Barbera 2009 , profumi di frutta rossa scura, un vino di pronta beva e  struttura leggera, abbinabile a tutto pasto con formaggi locali.

Apprezzo molto i  vini di questa azienda, legati al territorio, e prodotti ancora in modo tradizionale dalla  famiglia Verrua;vini  non filtrati, non chiarificati, senza aggiunta di  lieviti selezionati e con bassi quantitativi di solfiti.

Un ritorno alla naturalità e ospitalità delle radici contadine.

Azienda agricola Castello di Tassarolo

Sono stata di recente a visitare  Castello di Tassarolo, l’azienda agricola di proprietà di Massimiliana Spinola, che mi aveva  invitata a visitarli per vedere l’ultimo acquisto il loro cavallo Titouan.

L’azienda agricola Castello di Tassarolo è certificata in biologico BIOS e in conversione alla biodinamica.

Henry Finzi mi accompagna a vedere il cavallo, orgoglioso del fatto che ora lavorano la vigna con lui; mi spiega che è stato allevato nella Francia dell’Est ed istruito appositamente per il lavoro in vigna; è un animale molto importante in biodinamica, perché  trasmette energia e calore alla terra.  Mi fa poi vedere il dinamizzatore, una botte, il cui contenuto è dinamizzato tramite una sorta di bastone, a mano.

Mi racconta di diversi progetti, a partire dall’espianto dei filari di Sauvignon per lasciare spazio al solo Cortese, vitigno autoctono locale, con il quale si produce il loro Gavi. Lo spazio tra i filari sarà lasciato esclusivamente per il passaggio di Titouan, che sarà il solo ad arare il terreno.

L’obiettivo di Massimiliana ed Henry è limitare l’uso dei macchinari come il trattore, che compattano troppo il terreno, ed evitano  la penetrazione di aria e acqua. Inoltre i macchinari lavorano spesso in profondità, provocando il taglio delle radici avventizie delle varie piante.

Interessante guardare un video che hanno girato per mostrare il lavoro in vigna con Titouan, dove si vede bene la modalità di lavorazione.

Henry mi fa notare che il loro terreno trattiene per circa un 80% i nutrienti  e l’acqua. Si ritengono soddisfatti ma, come sottolinea , la volontà di miglioramento deve esserci in ognuno di noi, spesso lui stesso sbaglia, ma è in seguito a molte prove che si riesce nel tempo a trovare la strada giusta. Il loro obiettivo come azienda in conversione alla biodinamica è quello di raggiungere l’equilibrio delle energie  in azienda.

Ho trovato entusiasmante il progetto di ristrutturazione dell’azienda, dalla cantina stessa, alla nuova parte che accoglierà la costruzione di un forno, dove si produrrà pane per la loro famiglia e quella dei lavoranti con i cereali prodotti appositamente per il consumo interno.

Massimiliana mi parla di diverse cose, mentre sorseggio il loro Gavi frizzante 2010, l’ultimo prodotto dall’azienda. Un vino fresco, immediato e frizzante e soprattutto senza solfiti aggiunti in nessuna fase nella vinificazione!

Una curiosità: il figlio di Massimiliana frequenta la scuola steineriana fondata da Caterina Rossi Cairo all’interno della sua azienda, La Raia, dove i loro figli e altri 13 bambini possono crescere a contatto con la natura, senza l’utilizzo dei videogiochi, né della tv. Come mi spiega Massimiliana in questo modo viene stimolata la loro immaginazione e la loro vita è molto più sana, a contatto con la natura.