Il futuro dell’umanità e del pianeta è nel Bio

Abbiamo partecipato al Simposio a Cà di Rico – Dovadola Venedì  7 Giugno, incontro interessante che  ci ha permesso di acquisire informazioni diversificate in merito alla salute, ambiente, alimentazione salutare e al vino e tutte di vitale importanza per questo pianeta da rispettare.  Riportiamo questo articolo interamente con gratitudine a  Michela Pierallini, e  Cà di Rico per averci invitato in questi luoghi di totale rispetto per l’ambiente e la salute, permettendoci di acquisire maggiore consapevolezza. I nostri complimenti allo chef che ha preparato un banchetto di naturalità e bontà con i prodotti della azienda biologica, accompagnati ai loro vini.

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Il futuro dell’umanità e del pianeta è nel Bio

A Ca’ di Rico – Dovadola (Fc), si è tenuto il

II Simposio culturale sul mondo del Bio

La Fil – felicità interna lorda -è più importante del Pil. Il rispetto dell’ambiente e l’armonia con la natura non sono più solo il modo di essere e di intendere la vita di qualcuno, sono un’esigenza dalla quale l’uomo non può prescindere, ne va della sua salute e di quella del pianeta. Il biologico è salute fisica, interiore e sociale.

È in sintesi ciò che è emerso dal II Simposio culturale sul mondo del Bio che si è tenuto venerdì 7 giugno presso l’azienda agricola biologica Ca’ di Rico di Dovadola (FC), promosso e guidato dal dott. Massimiliano Degenhardt, e patrocinato dai comuni di Dovadola, Castrocaro, Predappio e dell’Assessorato delle Politiche Agroambientali della Provincia di Forlì-Cesena.

Classe 1954 e laurea in Medicina e Chirurgia all’Università degli Studi di Padova nel 1979, il dott. Degenhardt già dalla fine del 1976 frequenta lo studio dello zio Felice Giacconi, con cui ha poi collaborato fianco a fianco fino al 1998. Egli porta a termine il corso di formazione in agopuntura e manipolazioni vertebrali a Torino nel 1983. Dall’anno successivo allarga le sue conoscenze all’Omeopatia e all’Elettroagopuntura secondo Voll, frequentando i migliori specialisti del tempo. Degenhardt ha seguito diversi corsi di perfezionamento in Italia e all’estero nei campi dell’agopuntura, della posturologia, dell’omeopatia, della biorisonanza. Per lui vivere Bio significa rispettare se stessi e la natura, in uno scambio continuo che permette agli uni e all’altra di avere e dare il meglio.

Medicina biologica, architettura biologica, agricoltura biologica ed etica: ciascun relatore intervenuto al Simposio al quale hanno partecipato anche Gabriele Zelli, sindaco di Dovadola, Luigi Pieraccini, sindaco di Castrocaro e Giorgio Frassineti, sindaco di Predappio,  ha portato la sua esperienza e riflessione su questi temi.

Sul tema della medicina non convenzionale, il dott. Carlo Giovanardi, medico – chirurgo, Presidente nazionale Fisa (Federazione Italiana Società di Agopuntura) ha portato la sua testimonianza riguardo l’agopuntura. «Quando ero studente e lavoravo in ospedale, facevo agopuntura di nascosto perché mi vergognavo. Nel tempo si è capito che l’agopuntura funziona perché ci sono i presupposti neurologici. L’agopuntura è efficace e riduce la necessità di farmaci. Ci sono anche corsi universitari, ma le cose sono diverse negli altri paesi, dal punto di vista culturale».

Nel campo dell’architettura biologica, gli architetti Gessica Pezzi e Giovanni Giardini, specialisti in Bio Architettura, hanno spiegato che «gli edifici inquinano perché disperdono calore all’esterno» ed inoltre «costruire in modo non corretto fa male perché ci sono sostanze chimiche e materiali tossici ed infatti esistono le patologie da edificio. Ecco perché è importante anche la consapevolezza dei materiali, ma soprattutto la sinergia uomo-architettura –natura».

Il dott. Degenhardt ha poi chiesto ad Alberto Magnani, Dirigente provinciale del Servizio Agricoltura Spazio Rurale Flora e Fauna, il quale ha sostituito l’assessore provinciale alle Politiche Agroalimentari Gianluca Bagnara, qual è il rapporto tra l’ambiente e l’agricoltura? Qual è l’atteggiamento dell’autorità, dei consumatori, dei mercati, nei confronti dell’agricoltura biologica? «1100 aziende nella provincia sono Bio, su 9000 aziende in totale – ha risposto Magnani – La provincia di Forlì Cesena ha il maggior numero di aziende bio rispetto agli altri territori, perché la politica di sviluppo rurale ha favorito l’avanzamento del biologico. Molte aziende agricole convenzionali sono state incentivate al biologico. Il Bio è un label salutistico ma non ancora legato al mercato». «Le possibilità passano attraverso l’informazione, la ricostituzione della conoscenza e lo studio. C’è un ritorno dei giovani all’agricoltura – ha inoltre sottolineato Magnani – L’ente pubblico sta  cercando di portare nell’ambito agricolo una forma strutturata e anche la conoscenza».

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Ed è nella coltura della vite che soprattutto negli ultimi anni si sta sviluppando la cultura del Bio.

Remigio Bordini, agronomo, ha sottolineato che «nel Bio, è importante dare valore alla componente viva che c’è nel terreno, come batteri, animali superiori, insetti che stanno ad indicare che il terreno è vivo. Ecco il perché dell’importanza di rispettare il terreno, di non passarci sopra con mezzi pesanti, di non lavorarlo, di lasciare così com’è lo strato di suolo utile che contribuisce a caratterizzare il prodotto agricolo. La vite prende molto dal terreno e da ciò che ha intorno. Longevità, profumi, sapori».

Emanuele Serafin, enologo, ha spiegato con poche parole cosa significa fare viticoltura biologica: «Quando si parla di agricoltura Bio parliamo di una conduzione capace di ridurre al minimo l’inquinamento e l’erosione. Inoltre parliamo di ambiente amico, che riduce l’impatto con molecole di sintesi rifacendosi alle alghe, ai funghi, agli estratti vegetali e non utilizzare gli OGM. Bio significa più salute con gusto».

Ha portato la sua testimonianza di viticoltore biologico Daniele Piccinin, dell’azienda agricola La Carline che aveva promosso e ospitato la prima edizione del Simposio culturale sul mondo del Bio. «Fare Bio è rispetto dell’ambiente, rispettare la naturalità. Stimolare le autodifese aiuta a difendere la pianta. Uva pulita senza residui porta al vino pulito senza residui. Una sana uguale a vino sano». Piccinin ha inoltre evidenziato che «Bio è un valore aggiunto, non deve costare di più perché è biologico».

In conclusione il dott. Massimiliano Degenhardt ha fatto notare che «la terra non è industrializzabile, la medicina non lo è, l’architettura non lo è. La FIL è più importante del PIL. FIL = felicità interna lorda».

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L’az. Agricola Biologica Ca’ di Rico, in Dovadola (FC), si trova nell’alto forlivese e consta di 24 ettari di cui 4 vitati a Sangiovese di Romagna doc, e Sirah. Il resto è dedicato alla coltivazione di frumento e ai 600 ulivi le cui olive vengono raccolte a mano e spremute per ottenere un olio biologico dalle qualità distintive ben marcate. In cantina, della linea i “BIONI”, è pronto  un Sangiovese Riserva “Pezzòlo” (annate 2010 e 2011). Lo spumante brut rosato da uve Sangiovese “Rosa Batista” è proposto a partire dall’aprile di quest’anno  perché viene spumantizzato a contatto con i lieviti per 6 mesi con metodo Charmat lungo. L’Azienda Ca’ di Rico vanta anche un allevamento di suini “en plein air” e la macellazione, come la realizzazione dei salumi, segue le procedure del metodo biologico certificato. L’Azienda punta sull’ecosostenibilità, sull’autonomia energetica, il ripristino delle biodiversità, il benessere degli animali assieme al rispetto delle stagionalità e la salvaguardia delle tradizioni contadine tosco-emiliane. I prodotti dell’azienda vengono impiegati e venduti presso l’annesso Agriturismo e al pubblico degli estimatori.

Azienda Agricola Ca’ di Rico

via Canova Schiavina n° 39

Loc. Pezzolo – Dovadola (FC)

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