Il futuro dell’umanità e del pianeta è nel Bio

Abbiamo partecipato al Simposio a Cà di Rico – Dovadola Venedì  7 Giugno, incontro interessante che  ci ha permesso di acquisire informazioni diversificate in merito alla salute, ambiente, alimentazione salutare e al vino e tutte di vitale importanza per questo pianeta da rispettare.  Riportiamo questo articolo interamente con gratitudine a  Michela Pierallini, e  Cà di Rico per averci invitato in questi luoghi di totale rispetto per l’ambiente e la salute, permettendoci di acquisire maggiore consapevolezza. I nostri complimenti allo chef che ha preparato un banchetto di naturalità e bontà con i prodotti della azienda biologica, accompagnati ai loro vini.

IMG_3383

Il futuro dell’umanità e del pianeta è nel Bio

A Ca’ di Rico – Dovadola (Fc), si è tenuto il

II Simposio culturale sul mondo del Bio

La Fil – felicità interna lorda -è più importante del Pil. Il rispetto dell’ambiente e l’armonia con la natura non sono più solo il modo di essere e di intendere la vita di qualcuno, sono un’esigenza dalla quale l’uomo non può prescindere, ne va della sua salute e di quella del pianeta. Il biologico è salute fisica, interiore e sociale.

È in sintesi ciò che è emerso dal II Simposio culturale sul mondo del Bio che si è tenuto venerdì 7 giugno presso l’azienda agricola biologica Ca’ di Rico di Dovadola (FC), promosso e guidato dal dott. Massimiliano Degenhardt, e patrocinato dai comuni di Dovadola, Castrocaro, Predappio e dell’Assessorato delle Politiche Agroambientali della Provincia di Forlì-Cesena.

Classe 1954 e laurea in Medicina e Chirurgia all’Università degli Studi di Padova nel 1979, il dott. Degenhardt già dalla fine del 1976 frequenta lo studio dello zio Felice Giacconi, con cui ha poi collaborato fianco a fianco fino al 1998. Egli porta a termine il corso di formazione in agopuntura e manipolazioni vertebrali a Torino nel 1983. Dall’anno successivo allarga le sue conoscenze all’Omeopatia e all’Elettroagopuntura secondo Voll, frequentando i migliori specialisti del tempo. Degenhardt ha seguito diversi corsi di perfezionamento in Italia e all’estero nei campi dell’agopuntura, della posturologia, dell’omeopatia, della biorisonanza. Per lui vivere Bio significa rispettare se stessi e la natura, in uno scambio continuo che permette agli uni e all’altra di avere e dare il meglio.

Medicina biologica, architettura biologica, agricoltura biologica ed etica: ciascun relatore intervenuto al Simposio al quale hanno partecipato anche Gabriele Zelli, sindaco di Dovadola, Luigi Pieraccini, sindaco di Castrocaro e Giorgio Frassineti, sindaco di Predappio,  ha portato la sua esperienza e riflessione su questi temi.

Sul tema della medicina non convenzionale, il dott. Carlo Giovanardi, medico – chirurgo, Presidente nazionale Fisa (Federazione Italiana Società di Agopuntura) ha portato la sua testimonianza riguardo l’agopuntura. «Quando ero studente e lavoravo in ospedale, facevo agopuntura di nascosto perché mi vergognavo. Nel tempo si è capito che l’agopuntura funziona perché ci sono i presupposti neurologici. L’agopuntura è efficace e riduce la necessità di farmaci. Ci sono anche corsi universitari, ma le cose sono diverse negli altri paesi, dal punto di vista culturale».

Nel campo dell’architettura biologica, gli architetti Gessica Pezzi e Giovanni Giardini, specialisti in Bio Architettura, hanno spiegato che «gli edifici inquinano perché disperdono calore all’esterno» ed inoltre «costruire in modo non corretto fa male perché ci sono sostanze chimiche e materiali tossici ed infatti esistono le patologie da edificio. Ecco perché è importante anche la consapevolezza dei materiali, ma soprattutto la sinergia uomo-architettura –natura».

Il dott. Degenhardt ha poi chiesto ad Alberto Magnani, Dirigente provinciale del Servizio Agricoltura Spazio Rurale Flora e Fauna, il quale ha sostituito l’assessore provinciale alle Politiche Agroalimentari Gianluca Bagnara, qual è il rapporto tra l’ambiente e l’agricoltura? Qual è l’atteggiamento dell’autorità, dei consumatori, dei mercati, nei confronti dell’agricoltura biologica? «1100 aziende nella provincia sono Bio, su 9000 aziende in totale – ha risposto Magnani – La provincia di Forlì Cesena ha il maggior numero di aziende bio rispetto agli altri territori, perché la politica di sviluppo rurale ha favorito l’avanzamento del biologico. Molte aziende agricole convenzionali sono state incentivate al biologico. Il Bio è un label salutistico ma non ancora legato al mercato». «Le possibilità passano attraverso l’informazione, la ricostituzione della conoscenza e lo studio. C’è un ritorno dei giovani all’agricoltura – ha inoltre sottolineato Magnani – L’ente pubblico sta  cercando di portare nell’ambito agricolo una forma strutturata e anche la conoscenza».

IMG_3378

Ed è nella coltura della vite che soprattutto negli ultimi anni si sta sviluppando la cultura del Bio.

Remigio Bordini, agronomo, ha sottolineato che «nel Bio, è importante dare valore alla componente viva che c’è nel terreno, come batteri, animali superiori, insetti che stanno ad indicare che il terreno è vivo. Ecco il perché dell’importanza di rispettare il terreno, di non passarci sopra con mezzi pesanti, di non lavorarlo, di lasciare così com’è lo strato di suolo utile che contribuisce a caratterizzare il prodotto agricolo. La vite prende molto dal terreno e da ciò che ha intorno. Longevità, profumi, sapori».

Emanuele Serafin, enologo, ha spiegato con poche parole cosa significa fare viticoltura biologica: «Quando si parla di agricoltura Bio parliamo di una conduzione capace di ridurre al minimo l’inquinamento e l’erosione. Inoltre parliamo di ambiente amico, che riduce l’impatto con molecole di sintesi rifacendosi alle alghe, ai funghi, agli estratti vegetali e non utilizzare gli OGM. Bio significa più salute con gusto».

Ha portato la sua testimonianza di viticoltore biologico Daniele Piccinin, dell’azienda agricola La Carline che aveva promosso e ospitato la prima edizione del Simposio culturale sul mondo del Bio. «Fare Bio è rispetto dell’ambiente, rispettare la naturalità. Stimolare le autodifese aiuta a difendere la pianta. Uva pulita senza residui porta al vino pulito senza residui. Una sana uguale a vino sano». Piccinin ha inoltre evidenziato che «Bio è un valore aggiunto, non deve costare di più perché è biologico».

In conclusione il dott. Massimiliano Degenhardt ha fatto notare che «la terra non è industrializzabile, la medicina non lo è, l’architettura non lo è. La FIL è più importante del PIL. FIL = felicità interna lorda».

***        ***        ***        ***        ***

L’az. Agricola Biologica Ca’ di Rico, in Dovadola (FC), si trova nell’alto forlivese e consta di 24 ettari di cui 4 vitati a Sangiovese di Romagna doc, e Sirah. Il resto è dedicato alla coltivazione di frumento e ai 600 ulivi le cui olive vengono raccolte a mano e spremute per ottenere un olio biologico dalle qualità distintive ben marcate. In cantina, della linea i “BIONI”, è pronto  un Sangiovese Riserva “Pezzòlo” (annate 2010 e 2011). Lo spumante brut rosato da uve Sangiovese “Rosa Batista” è proposto a partire dall’aprile di quest’anno  perché viene spumantizzato a contatto con i lieviti per 6 mesi con metodo Charmat lungo. L’Azienda Ca’ di Rico vanta anche un allevamento di suini “en plein air” e la macellazione, come la realizzazione dei salumi, segue le procedure del metodo biologico certificato. L’Azienda punta sull’ecosostenibilità, sull’autonomia energetica, il ripristino delle biodiversità, il benessere degli animali assieme al rispetto delle stagionalità e la salvaguardia delle tradizioni contadine tosco-emiliane. I prodotti dell’azienda vengono impiegati e venduti presso l’annesso Agriturismo e al pubblico degli estimatori.

Azienda Agricola Ca’ di Rico

via Canova Schiavina n° 39

Loc. Pezzolo – Dovadola (FC)

http://www.cadirico.it

info@cadirico.it

DettoFatto ComunicAzione  –  info@dettofattocomunicazione.com

Annunci

Fongaro spumanti e le sue bio-bollicine a Bologna!

Una cena con bollicine metodo classico di Durella? Noi ve l’abbiamo organizzata.

Vi introduciamo alla storia di una azienda vitivinicola che apprezziamo particolarmente, per la capacità di produrre spumanti metodo classico, da vitigno Durella.

Questo vitigno autoctono, cresce bene nei terreni argillosi e di origine vulcanica del zona nord-est  del veronese, in particolare nei Monti Lessini . A questo vitigno credette il fondatore della azienda, Guerrino il nonno di Matteo e Alessandro Fongaro attuali proprietari.

Produrre spumanti metodo classico è certamente stata una sfida, che ha contribuito in questo caso, a valorizzare al meglio il vitigno, come nelle sue primarie caratteristiche di acidità e mineralità.

Il metodo di coltivazione delle uve di Durella, scelto dai produttori dal 1988, segue i principi del biologico, per rispettare al massimo l’ambiente, come desiderava  il fondatore Guerrino Fongaro.

Gli spumanti che vi presenterà personalmente  Matteo Fongaro durante la cena di Venerdì 15 Marzo, saranno il Cuvèe brut 2009, Riserva Brut 2007, Pas dosè 2009 e Pas Dosè 2006 riserva. Abbiamo scelto di abbinare gli spumanti  ai piatti di pesce fresco cucinato come da tradizione dal Ristorante El Gotha. L’antipasto sarà a vostra scelta tra baccalà o polpo con carciofi.

Curiosi di conoscere storia, profumi e caratteristiche uniche di questi spumanti? Non mancate alla cena di Venerdì 15 Marzo !

cena-bio-bollicine

Quali lieviti per il vino? Pensieri in merito ad alcune ricerche sperimentali.

Il blog cari lettori è rimasto fermo per un po’di tempo, il termine dell’anno 2012 alla fine è arrivato. Apparentemente si è portato via  il carico di profezie in merito alla fine dei tempi di madre terra, ma l’incremento di energie è risultato decisamente elevato. La crescita spirituale mi ha richiamata in modo deciso a riallineamenti dell’anima, trovando anche il tempo di dedicarmi alle mie amate letture del mondo scientifico vinicolo, scoprendo una serie di articoli interessanti sui lieviti.

Tre studi in particolare mi hanno catturata, soprattutto perchè i risultati ai quali sono giunti i ricercatori portano a conclusioni similari e collegate. Come sappiamo la maggior parte del vino prodotto si basa sull’utilizzo di lieviti commerciali, a scapito della  biodiversità.

Il primo articolo “Influence of the farming system and wine variety on yeast communities associated with grape berries pubblicato sull’ International Journal of food Microbiology Vol. 145, evidenzia come dal confronto tra  due vigneti coltivati, uno in biologico e l’altro in convenzionale, con tre diverse varietà di uva, si riscontrino differenze nelle popolazioni dei lieviti trovati sulle uve. Nel dettaglio, 27 campioni sono stati raccolti da entrambi i vigneti. Di questi campioni, 1080 colonie sono state isolate e un totale di 9 specie sono state identificate. I ceppi più importanti per la fermentazione come Saccharomyces cerevisiae sono stati genotipizzati mediante analisi dei microsatelliti ottenendo nove diversi modelli elettroforetici. I risultati hanno indicato che la diversità dei lieviti presenti sulle uve, è influenzata dai trattamenti fitosanitari effettuati nei vigneti; i vigneti trattati presentano più specie, rispetto a quelli lavorati in biologico, ma meno importanti dal punto di vista della fermentazione e della biodiversità.

IMG_2768

Un’altro studio effettuato in Italia “Biodiversità delle popolazioni indigene Saccharomyces da antiche cantine del sud-est della Sicilia (Italia): la conservazione e il potenziale economico”. – Istituto Regionale della Vite e del Vino, Palermo, Italia,– trae conclusioni non dissimili dal precedente, evidenziando come in una piccola zona della Sicilia, dove si effettuano ancora pratiche artigianali in cantina, su  oltre 900 lieviti Saccharomyces isolati recuperati dalla fine delle fermentazioni spontanee, abbiano rilevato almeno 209 ceppi. La biodiversità è risultata quindi molto elevata  ed in particolare la valutazione a livello di fermentazione, ha evidenziato che un certo numero di ceppi di lieviti autoctoni  isolati, sono risultati essere migliori per la fermentazione di altri ceppi industriali. Le caratteristiche dei vini prodotti con i lieviti autoctoni a livello sperimentale è risultato  industrialmente interessante, dimostrando il potenziale economico nel preservare il patrimonio e la biodiversità dei lieviti autoctoni nella realtà siciliana.

L’ultimo articolo  che cito  è Genetic diversity in commercial wineries: effects of the farming system and vinification management on wine yeasts” pubblicato nel Journal of Applied Microbiology agli inizi del mese di Gennaio. L’obiettivo dello studio era l’analisi della diversità e della distribuzione di lieviti, isolati, da uve coltivate in biologico e con metodo tradizionale, e durante la vinificazione seguente senza o con colture starter in 6 diverse cantine commerciali. Anche in questo studio sono state isolate 10 specie diverse di Saccharomyces cerevisiae, scarsamente presenti sulle uve ma dominanti durante la fase finale di fermentazione, con ben 108 genotipi. Specie, presenza e  diversità dei ceppi , sono stati fortemente influenzati dal sistema di allevamento utilizzato nella coltivazione delle uve e dal sistema di vinificazione utilizzato. La fermentazione indotta ha generato una sostituzione delle popolazioni indigene di lieviti, ma alcuni ceppi non commerciali di cerevisiae sono stati ritrovati nelle fasi finali di fermentazione. Lo studio ha confermato che i ceppi autoctoni sono in grado di condurre il processo di fermentazione fino alla fine, evidenziando l’importanza della conservazione genetica delle popolazioni di lieviti indigeni.

Queste letture e altri approfondimenti, mi rendono sempre più certa, che il futuro nei vini sarà a favore di vinificazioni che utilizzeranno sempre di più i lieviti indigeni, a mio avviso parte integrante di un determinato terroir, ed in particolare determinanti nelle caratteristiche sensoriali di un vino.

Su questo argomento, vi sono diversi punti di vista, anche espressi dagli stessi produttori che lavorano con una base di uve biologiche e biodinamiche; alcuni infatti selezionano i migliori ceppi che ritrovano sulle loro uve, per ottenere i risultati desiderati, altri sono a favore dell’utilizzo di lieviti selezionati commerciali quando non parte la vinificazione, mentre altri ancora si rifiutano di aggiungere lieviti commerciali in assoluto. Esiste una “verità” in merito ai lieviti per fare un buon vino? Personalmente non lo credo. La generazione di un vino è un percorso personale, di ogni singolo vignaiolo, che in base al proprio sentire sceglie” il meglio” in quel momento.

Cena – la cacciagione del territorio incontra:..i nostri vini!

Cari amici domani sera 14 novembre, alle ore 20.30 vi aspettiamo alla cena che vedrà protagonista la cacciagione del territorio, accompagnata ai vini biologici selezionati accuratamente, in base ai piatti proposti dagli chef del Ristorante El Ghota.

Abbiamo ancora qualche posto disponibile, prenotatevi!

La patata di Bologna DOP Bio, si racconta, a cena.

Cari amici si avvicina la 4 edizione della Settimana Nazionale della Patata, che dall’1 al 7 ottobre 2012 trasformerà Bologna nella capitale italiana di questo amato tubero, così largamente apprezzato in ogni angolo del nostro pianeta.

Budino di patate con salsa di caramello – piatto PATATA in BO

PATATA in BO ha lo scopo di valorizzare in modo particolare la patata tipica di Bologna, la sola ad ottenere la certificazione DOP in Europa. La Patata di Bologna DOP è protetta a livello nazionale con decreto MIPAAF del 15 giugno 2004 e garantito dal Ministero delle Politiche Agricole  Alimentari e Forestali ai sensi dell’art. 10 del Reg. (CE) 510/06. La patata, per avvalersi della DOP deve essere prodotta esclusivamente e confezionata da aziende agricole, situate nella provincia di Bologna, per garantire il controllo e la tracciabilità.


Per partecipare a questa bella kermesse, abbiamo pensato di abbinare i nostri vini a piatti dove la protagonista di eccezione è la patata di Bologna DOP Bio, nella cena programmata il 2 Ottobre in concomitanza con la Settimana Nazionale della Patata. Gli alimenti base per la creazione dei piatti saranno reperiti dai produttori locali in zona certificati biologici! Il tubero che accompagnerà i piatti creati dagli chef del Ristorante El Ghota, sarà una patata DOP di Bologna certificata ICEA della Società Agricola biologica Marchi Mauro e Claudio di Castenaso (Bologna), che ci hanno gentilmente concesso per la serata pochi kg di patate!

Scoprirete i vini che abbiamo scelto di accompagnare ai piatti della cena e ne parleremo insieme, confrontandoci in merito alle sfumature e sensazioni che il momento vi regalerà.

Bellissima notizia per i vegetariani: prenotate e avrete il vostro menù! 

Appunti dell’ incontro “Tecniche colturali in viticoltura biologica e biodinamica”

Incontro Tecnico e Visita Guidata Tecniche colturali in viticoltura biologica e biodinamica 

Mercoledì 4 Luglio 2012

Cari amici, eccoci di nuovo al lavoro, al rientro da interessanti incontri con produttori, alla ricerca di vini speciali che vi proporremo presto su etica vitis, quindi stay tuned!

Nella attesa, desideriamo condividere brevemente con i più “tecnici” di voi, ipotesi interessanti apprese lo scorso 4 Luglio, durante un incontro tecnico a Tebano.
Nel 2008 in seguito alla domanda di diversi produttori, è stato messo a punto un programma, e proposto l’attuale progetto, ancora in corso. Le ricerche, finanziate dalla Regione E.R. e da CRPV, si svolgono nei vigneti della società “Astra Innovazione e Sviluppo” a Tebano (Faenza), su piante di Sangiovese.
Gli studi in corso mirano a individuare le tecniche agronomiche (in biologico e biodinamica), più consone   a migliorare la fertilità del suolo, le componenti vegeto-produttive delle viti, la qualità di uve e vino, e la resistenza ai patogeni. I dati scientifici e misurabili, rappresentano per gli enti scientifici coinvolti nel progetto, la sfida più importante, che fornirà a termine del monitoraggio, risposte più specifiche agli agricoltori.

Gli organizzatori dell’ incontro sono stati CRPV, Astra, dipartimenti DCA e DISA dell’ Università di Bologna, Prober e Regione E.R. (Direzione generale agricoltura).

La nostra curiosità, verteva soprattutto in merito alle differenze emerse dagli studi, riguardanti i risultati ottenuti, in parcelle coltivate con tecniche colturali in biologico confrontate ad altre coltivate in biodinamica.

Con nostro stupore, allo stato attuale, non sono stati riscontrati valori significativi, che differenziano le parcelle coltivate in biologico e in biodinamico; anche l’analisi dei preparati biodinamici utilizzati, (nella ricerca di ormoni, nutrienti e altre sostanze), allo scopo di spiegare le poche differenze verificatesi nelle parcelle corrispondenti, non ha dato risultati apprezzabili. Le piccole differenze verificatesi all’inizio del progetto, nelle parcelle biodinamiche, trattate con i preparati, hanno riportato un aumento di radici avventizie e concentrazioni leggermente superiori di clorofilla fogliare, ma senza variazioni di valori significativi, paragonati a quelli coltivati in biologico.

Complessivamente la qualità delle uve è risultata molto buona, con entrambe le tecniche colturali applicate nei vigneti.
Vi sono allo stato attuale inoltre, diverse ipotesi ancora in evoluzione, in merito alle differenze genetiche riscontrate nelle comunità dei microrganismi rizosferici (funghi micorrizici), ritrovate nelle diverse parcelle.

I valori dello stato nutrizionale delle viti con una o l’altra delle tecniche colturali, sostanzialmente si equivale, soprattutto in questi primi anni di studio, e considerando che le parcelle non sono state sottoposte ad irrigazione nè fertilizzazione,  hanno dimostrato valori simili in concentrazioni di microelementi, numero di grappoli, peso medio degli stessi, e infine qualità sensoriale del vino.
La valutazione sensoriale infatti, da parte dei degustatori, per i diversi vini ottenuti con la stessa metodologia di vinificazione, provenienti da uve biologiche e biodinamiche, ha ottenuto riscontri positivi sulla valutazione qualitativa degli stessi, senza differenze sostanziali identificabili tra le due “categorie”.

Attendiamo con curiosità il Convegno che si terrà nel prossimo autunno dove verranno presentati diversi dati, corrispondenti alle annate di vinificazione. Continueremo a seguire questo interessante progetto, che proseguirà nei prossimi due anni e che apre la prospettiva di approfondire diverse ipotesi e linee di studio.

Siamo personalmente convinti, che le differenze misurabili, emergeranno nei prossimi anni tra le diverse parcelle coltivate in biologico e biodinamico.

Eco-labels. Sì o no in bottiglia?

Studi americani dimostrano che le eco-etichette non sono considerate un valore aggiuntivo per una bottiglia di vino.

Navigando tra le notizie del web, l’articolo di  Edoardo Narduzzi ci riporta al problema “green labels”.

Si evince dallo scritto, che l’etichetta presente in un vino “bio” (collochiamo la parola tra virgolette, per comprendere le diverse definizioni, da agricoltura biologica e biodinamica) non viene considerata dal cliente finale come importante. In particolare, il prezzo della bottiglia maggiorato, non viene correlato ad una immagine di qualità e caratteristiche organolettiche diverse da altri vini e quindi non accettato.

Uno studio di Delmas e Grant “Eco-labeling Strategies and Price-Premium, evidenzia come  i consumatori statunitensi, siano più propensi ad acquistare prodotti” bio”, se le pratiche certificate, possono fornire dei benefici reali percepibili per la salute, oppure in qualità e bontà superiori del prodotto.

Quale deve essere pertanto l’obiettivo di una etichetta che certifica un vino “bio”?

Certamente sarebbe importante ridurre l’asimmetria informativa tra produttore e consumatore, fornendo informazioni relative alla qualità e alle caratteristiche organolettiche del vino, comunicando il  valore aggiunto, come ad esempio, il non utilizzo di chimica in vigna e additivi nella vinificazione.

Dagli studi sopracitati emerge che quando si tratta di vino, al contrario del mondo alimentare, la eco-certificazione non è ben compresa dai consumatori con addirittura un effetto negativo sui prezzi del vino. Un’ etichetta che riporta un marchio di certificazione in biologico/biodinamico, influisce poco nell’incrementare l’immagine del vino, se non viene comunicato al consumatore in modo chiaro il valore aggiunto specifico del prodotto e la qualità dello stesso.

Un sovrapprezzo in valore della bottiglia, potrebbe essere accettato da parte del consumatore, se fossero compresi dallo stesso i vantaggi connessi al processo di certificazione, come ad esempio la salvaguardia delle viti e dell’ambiente preservando la biodiversità, il controllo del processo produttivo,.ect .
Questi valori che sono compresi da enologi e addetti al settore, non vengono però comunicati al consumatore che ignora il lavoro e le fatiche del produttore, e non è di conseguenza disposto a pagare un vino certificato in etichetta un prezzo maggiorato di un vino senza eco-etichetta.

Nel settore del vino “bio”, si verifica una situazione atipica rispetto ad altri settori, e appare evidente la difficoltà da parte dei consumatori (degli USA, per gli studi citati, ma potremmo includere anche il consumatore Italiano), di comprendere le differenze dei prodotti, le caratteristiche di produzione e di certificazione e di conseguenza la percezione  del prodotto vino, non può essere associata a valori che permettono di giustificare un prezzo maggiorato delle bottiglie, a danno del produttore.

Uno spunto interessante emerso dall’articolo di Narduzzi, riguarda i consumatori di vini “bio” negli USA; risultano maggiormente informati, secondo lo studio di Lester Kwong, istituto enologico canadese Brock University – (studio pubblicato Journal of Wine Economics, n°2/2011) degli altri consumatori abituali di vino, e di conseguenza il valore del prezzo di una bottiglia, viene valutato dagli stessi, soprattutto in merito alla conoscenza del brand  e alla qualità effettiva del vino.

Vino al calice o in bottiglia?

Articoli recenti riportano il cambiamento dei consumi di vino da parte del cliente al ristorante, in particolare, il trend in crescita risulta essere la richiesta del calice di vino.
Questo nuovo trend appare legato a diverse motivazioni: desiderio di poter assaggiare vini diversi da accompagnare ai piatti, ad un prezzo accettabile, affiancata alla necessità di assumere poco alcol durante il pasto, per il timore dell’alcol test. A questo proposito  un calice di vino di bassa gradazione da abbinare al menù scelto, appare la soluzione più adatta e salutare.

Il cambiamento attuale impone quindi un adattamento moderno da parte del ristoratore, che attualmente in base alle richieste della clientela, dovrebbe poter presentare una carta dei vini “al calice” o con formati da 0,50 litri, soprattutto leggeri con una gradazione alcolica non superiore ai 12,5 gradi.

Quanti ristoranti sono pronti ad adeguarsi a questo nuovo trend?  Noi crediamo siano davvero pochi.

Nel mondo dei vini biologici e biodinamici, in particolare, la possibilità di provare calici diversi di vino, praticamente non  esiste se non in qualche ristorante di alto livello, che ha anticipato la tendenza attuale o in pochi locali specializzati nel biologico.

Cari lettori, come vi comportate al ristorante? Chiedete la bottiglia intera o un calice di vino?

P.S. Allo scopo di farvi assaggiare vini biologici e biodinamici diversi, accompagnati ad ottimi piatti stiamo organizzando una serata tutta bio a Bologna, dove sarà possibile mangiare ottimi piatti cucinati da una famosa cuoca bolognese. Presto la notizia ufficiale.

Vivit lo spazio “vino bio” a Vinitaly 2012

Cari amici ,

il vino biologico e biodinamico è in forte crescita, lo dimostrano i dati del Prowein 2012, dove il padiglione dedicato era di dimensioni superiori all’anno precedente, e il numero di visitatori è duplicato.
Anche il Vinitaly come sapete ha dedicato quest’anno, uno spazio esclusivo, Il Vivit.

Abbiamo trovato un paio di video che vi potete guardare nei prossimi giorni di festa, per reperire qualche informazione, sul mondo dei vini biologici e biodinamici.

Vino, alimenti bio e Green al Critical Book and Wine 2012

Partenza! Questa sera alle 19.30 si apre la terza edizione del Critical Book and Wine il mercato degli editori e vignaioli indipendenti, Vini da leggere e libri da gustare!

Documentari, dibattiti, concerti, degustazioni, e workshop in merito ad argomenti diversi, attendono chi si trova a Bologna nei prossimi giorni.

In particolare, gli organizzatori hanno costruito  attraverso una fitta rete di contatti, una manifestazione ricca di tematiche; una di queste da noi particolarmente sentita è quella green, in questo caso centrata sull’aspetto  “natura come bene comune” e riguarda gli spazi urbani condivisi nella nostra città, per renderla più vivibile.

A tale proposito, si parlerà del progetto che vede già realizzato a Bologna il primo orto sul tetto di un palazzo di edilizia residenziale pubblica, l’orto idroponico, Da non perdere l’ iniziativa di Sabato, con l’opportunità di adottare piante di varie famiglie, che sarebbero altrimenti destinate al compostaggio; Domenica il laboratorio studiato per bambini (e non solo) “Semina il tuo Cibo”, dove si pianteranno vari ortaggi.

Un aspetto molto interessante è legato  agli alimenti che si consumeranno in loco, tutti biologici e biodinamici a chilometro zero, valorizzando i produttori locali. Particolare  attenzione è rivolta al menù vegano, che ci rende particolarmente entusiasti . Siamo curiosissimi di assaggiare le specialità fatte a mano, vegane e non  che si potranno abbinare ai vini dei vignaioli presenti tra i quali ritroviamo:

Folicello, la Vigna, La Viranda, Spagnol Eris, Pisoni, Borgo delle Oche, Vicentini Orgnani, Zaghis,  La torre, I Botri di Ghiaccioforte, Aurora, Tenuta Folesano, Vigneto San Vito, La Verde Collina, San Fereolo, Lusenti, Meoli, Riserva Cascina.

Vi aspettiamo Venerdì 9 Marzo alle 18.30 con la proiezione di “Senza Trucco. Le donne del vino naturale” dove saranno presenti gli autori Giulia Graglia e Marco Fiumara, e una delle protagoniste del documentario Nicoletta Bocca (Az. Vitivinicola San Fereolo), che vi accompagnerà alla degustazione di tre suoi vini, disponibili su etica vitis, Dogliani 2006, Coste di Riavolo 2006, Austri 2005. Sulla nostra vetrina trovate inoltre, alcuni vini delle Aziende vitivinicole biodinamiche Pisoni e Vigneto San Vito .

Ci siamo soffermati in particolare sui vignaioli, ma saranno presenti anche birrifici, tanti editori indipendenti e numerosi gruppi musicali. Il programma per intero è consultabile al sito del TPO.

A Domani!