La mia esperienza a Vite di Donne

Vite di Donne 17 Maggio 2014 – Ferrara

 

Un’ esperienza “nel mezzo” né da scrittrice, né da produttrice, ma da intermediaria tra il mondo contadino legato alla terra e alla creazione, e la vendita dell’opera d’arte vino.

La tavola rotonda condotta dall’antropologa  Lucia Galasso  ha centrato diverse tematiche importanti che avrebbero necessitato di ore per poter essere sviscerate.

Loc. V.d. D.

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Le vignaiole intervenute hanno raccontato le proprie esperienze e difficoltà come donne, in un mondo lungamente considerato al maschile. Alcune vignaiole si sono avvicinate alla vigna e alla terra per ritrovare una parte di se stesse , dopo aver seguito inizialmente altri percorsi,  mentre altre lo hanno vissuto come un sentiero già tracciato dalla famiglia e sempre sentito.  Si è parlato del profondo legame tra la terra e chi la coltiva. Essere  vignaiole è davvero romantico come spesso viene raccontato? Non proprio. Il lavoro di chi è a contatto con madre terra è  spesso di soddisfazione , amore e ritorno alle radici,  ma allo stesso tempo è fatto di grande fatica e   sacrifici, come  dover fare tornare i conti ogni giorno nell’ azienda,  districarsi tra la burocrazia sempre più impossibile e incastrare i tanti impegni quotidiani di madre, moglie e compagna.

 

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La forza viva e creatrice del Femminile si esprime al meglio nel lavoro quotidiano a contatto con la terra e la generazione del proprio vino, la donna viene accompagnata in un percorso di conoscenza e di profondità a contatto con la propria anima e la vera se stessa. Diverse produttrici hanno raccontato di aver intrapreso percorsi umanistici e artistici  per tornare alla terra e alla creazione di questo prodotto così antico.  Il connubio tra l’arte (in tutte le sue forme) e il vino, dona sempre grandi emozioni, e due artiste presenti lo hanno dimostrato. Cassandra Wainhouse con le sue fantastiche etichette create con bottoni per Vite di Donne e i creativi Vinarelli  di Maurizia Gentili.

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Il lavoro a contatto con la Vigna  rappresenta libertà per la donna? Una domanda rimasta aperta per certi versi. La libertà vera appare una chimera e non può esistere nemmeno in un lavoro così aperto a  contatto con la Natura e con le proprie radici;  esistono sempre vincoli burocratici, economici, familiari , e soprattutto sono quest’ ultimi che devi “attraversare” per divenire libera e trasformarti . Queste ultime parole mi sono state dette da Elena o Paola Conti a cena, non ricordo precisamente,  eravamo allegramente immerse  in assaggi dei vini che Arianna ci portava a tavola, concentrate nei  piatti serviti dall’ agriturismo Principessa Pio, un finale perfetto per una giornata davvero unica.

I miei ringraziamenti  ad Arianna Fugazza  e all’ associazione culturale PIV di Ferrara , Lucia Galasso e a tutte le produttrici che hanno partecipato apportando il loro contributo e le loro arricchenti esperienza di vita; mi sarebbe piaciuto conoscere tutte in modo più approfondito ma so bene per esperienza che a volte non bastano intere giornate a contatto con un singolo produttore tra vigneti e cantina, figuriamoci poche ore! Bellissima  giornata che rimarrà tra i miei ricordi.IMG_4058

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MARSALAWINE 2013- La manifestazione esperienziale della cucina e dei vini del territorio siciliano

MarsalaWine 2013, salotto enogastronomico internazionale, si è tenuto a Marsala – città europea del vino – dal 5 al 7 luglio. Degustazioni, show cooking, tipicità del mediterraneo, arte, musica e Social Lounge, mi hanno accompagnata durante questi tre giorni di scoperta di un territorio e della sua storia.

Marsala, città di sole e mare, con la sua atmosfera lucente e magnetica,  i suoi vini e piatti, era rimasta nel mio cuore dall’ ultimo viaggio in Sicilia, alla scoperta di vini e vignaioli, e non potevo perdermi l’occasione di tornarci.

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Il programma di questa prima edizione di MarsalaWine è stato  intenso, ricco di degustazioni ed eventi culinari,  e mi ha trasportato in un mondo davvero intenso di emozioni.

Diversi  gli incontri da segnalare, come le visite a cantine  dell’area marsalese, in particolare le cantine Florio, cantina monumentale, dove il concetto di enoturismo è certamente al primo posto e dove i racconti legati alla famiglia fondatrice e alla produzione di Marsala, sono stati “abbinati” sapientemente  alle degustazioni del Marsala “Baglio Florio”, “Donna Franca” e “Passito di Pantelleria”.

Apprezzatissima  anche la visita alle cantine Marco De Bartoli. Cantina storica di famiglia dall’800, con vigneti prevalentemente coltivati a Grillo, con basse rese (2kg/ceppo)  allo scopo di ottenere uve di alta qualità in equilibrio, utilizzate,  in base al momento della raccolta, per lo spumante metodo classico  o per il Marsala.

L’azienda pratica sovescio, non usa fertilizzanti chimici, ed interviene il meno possibile in vigna. Vengono utilizzati lieviti autoctoni  e pochi solfiti. Interessante il Terzavia extra brut, vendemmia 2010 , secco fragrante, effervescenza persistente  e buona freschezza. Ottimo  il Vecchio Sampieri del 1998 offerto sapientemente abbinato ai dolci siciliani di fine pranzo.

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Questo viaggio marsalese, mi ha portata stavolta al di fuori del mondo di piccoli vignaioli che lavorano in biologico e biodinamica, ed ho colto l’occasione per sperimentare ed allenare ulteriormente le mie papille gustative, grazie alle numerose degustazioni.

Appassionata di vini bianchi e fermi  – in particolare dei siciliani, nei quali sento un forte potenziale di crescita – ho apprezzato la degustazione di 16 tipologie di Grillo e delle grandi annate di vini bianchi siciliani. Interessanti il  Grillo Kebrilla 2011 di Fina , fresco, agrumato ed elegante e “ la Luci” 2012 di Baglio del Cristo di Campobello , vino lucente, agrumato,  con una nota salina , un grillo con un proprio carattere e diverso dal solito.

Chi  afferma  che i vini bianchi vanno consumati giovani ? Mi ha sorpreso per la sua freschezza e tenuta  il Grillo 2001 di De Bartoli , giallo oro  brillante alla vista, frutta matura , frutta secca al naso, un bicchiere dove  si sente il mare e la sua freschezza dopo 12 anni; ricordo anche lo Chardonnay Sicilia 2006 di Tasca d’Almerita agrumi, spezie, fieno, buona consistenza e struttura, sapido e pieno, un vino capace di  maturare ancora in bottiglia, come lo Chardonnay  Chiarandà 2009 Contessa di Entellina, frutta secca, miele , nocciole e agrumi canditi…

Elogio inoltre la degustazione sapientemente condotta  dal bravo sommelier  Luigi Salvo dell’Ais Palermo, che ci ha accompagnati nel mondo di 14 Nero d’Avola, selezionati da tutto il territorio siciliano, permettendomi di fare numerosi confronti  per le diverse caratteristiche. Notevole il Note Nere  Nero d’Avola  2011 di Feudo Ramaddini , note erbacee, leggera nota speziata, equilibrato, armonico e pieno e il Donnatà 2011 di Alessandro di Camporeale, immersione in frutti rossi e nota balsamica. Piacevole e non complesso.

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Non potrei non accennare al ricco  pranzo  del nostro ultimo giorno di permanenza, con  i fantastici piatti dello chef Emanuele al ristorante “Le Lumie” ed in particolare il suo Cous Cous che “riassaporo” nei miei ricordi come una prelibatezza  che capita di rado di sperimentare.

Davvero un’esperienza intensa di sole, sale, vini e cuore di Sicilia a Marsala in questo recente MarsalaWine, e il mio ringraziamento va a tutti coloro che lo hanno reso possibile.

Fongaro spumanti e le sue bio-bollicine a Bologna!

Una cena con bollicine metodo classico di Durella? Noi ve l’abbiamo organizzata.

Vi introduciamo alla storia di una azienda vitivinicola che apprezziamo particolarmente, per la capacità di produrre spumanti metodo classico, da vitigno Durella.

Questo vitigno autoctono, cresce bene nei terreni argillosi e di origine vulcanica del zona nord-est  del veronese, in particolare nei Monti Lessini . A questo vitigno credette il fondatore della azienda, Guerrino il nonno di Matteo e Alessandro Fongaro attuali proprietari.

Produrre spumanti metodo classico è certamente stata una sfida, che ha contribuito in questo caso, a valorizzare al meglio il vitigno, come nelle sue primarie caratteristiche di acidità e mineralità.

Il metodo di coltivazione delle uve di Durella, scelto dai produttori dal 1988, segue i principi del biologico, per rispettare al massimo l’ambiente, come desiderava  il fondatore Guerrino Fongaro.

Gli spumanti che vi presenterà personalmente  Matteo Fongaro durante la cena di Venerdì 15 Marzo, saranno il Cuvèe brut 2009, Riserva Brut 2007, Pas dosè 2009 e Pas Dosè 2006 riserva. Abbiamo scelto di abbinare gli spumanti  ai piatti di pesce fresco cucinato come da tradizione dal Ristorante El Gotha. L’antipasto sarà a vostra scelta tra baccalà o polpo con carciofi.

Curiosi di conoscere storia, profumi e caratteristiche uniche di questi spumanti? Non mancate alla cena di Venerdì 15 Marzo !

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Simposio sul vino Biologico – Az. agricola Le Carline

Abbiamo partecipato al 1° Simposio sul Bio organizzato dall’Azienda agricola “Le Carline” il 23 Gennaio. Un ‘incontro interessante che ci ha portati a confrontarci sul regolamento del vino biologico e su altre tematiche. Riportiamo qui di seguito l’articolo che trovate sul sito dell’azienda.

I° Simposio culturale sul mondo del BIO: Vino Biologico e Benessere

25 gennaio 2013 – 

Differenze tra agricoltura biologica e biodinamica, tra vino biologico e naturale e tra vino biologico e convenzionale. 
Il mondo del biologico è in evoluzione, le leggi cambiano e c’è bisogno di un’informazione chiara e corretta per tutti. Mercoledì 23 febbraio abbiamo organizzato questa tavola rotonda per iniziare a dare e avere una giusta informazione di ciò che sta cambiando e per tentare di chiarire eventuali dubbi.

L’altro tema protagonista della giornata ha riguardato la forte relazione, scientificamente provata, che sussiste tra la scelta di un’alimentazione sana e biologica e il benessere che ne deriva per l’organismo.

Per fare questo abbiamo voluto invitare relatori esperti del settore che hanno affrontato queste tematiche dai diversi punti di vista.

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Ecco quindi che, oltre alla presenza di Daniele Piccinin, che ha portato la sua decennale esperienza di produttore biologico e ha tentato di fare chiarezza nelle diverse tecniche agronomiche applicate in agricoltura convenzionale, naturale, biodinamica e biologica, sono intervenuti:

Degenhardt-Franchi-Micheloni-Piccininla Dott.ssa Cristina Micheloni, agronomo, vicepresidente AIAB e coordinatrice scientifica del Progetto Orwine; la quale ha affrontato la questione normativa ed in particolare come siamo arrivati, dopo 20 anni di lunghe discussioni, al nuovo Reg. CE 203/2012;

l’enologo Orazio Franchi, che ci ha spiegato le novità che quest’ultimo regolamento ha portato in cantina;

il dott. Massimiliano Degenhardt, laurea in Medicina e Chirurgia all’Università degli Studi di Padova nel 1979, si è poi formato in agopuntura, elettro-agopuntura, manipolazioni vertebrali e omeopatia, il quale ci ha aiutato a comprendere l’importanza che gli alimenti biologici hanno per l’equilibrio e il benessere psicofisico;

Chinellatoil dott. Paolo Chinellato, sommelier delegato AIS Venezia e biologo, che ha illustrato le diverse esperienze sensoriali dei vini convenzionali e biologici, accompagnando i presenti in un percorso guidato di degustazione di due anteprime dei vini senza solfiti aggiunti Le Carline dell’ultima annata.

la Dott.ssa Marcella Tresca e Alessandro Strada, produttori di prodotti BIO, nell’azienda agrituristica Cà di Rico di Dovadola (FC), partner in questo evento, che ci ha deliziati con un ottimo buffet sapientemente preparato dal suo staff di cucina.

A moderare l’incontro la Dott.ssa Cristina Collodi, esperta in marketing e comunicazione.

degustazioneL’intento di questo incontro era quello di cercare di fare chiarezza in un tema molto attuale nel quale però c’è ancora molta confusione, soprattutto per fornire al consumatore i giusti strumenti di valutazione e confronto.

“Noi produttori di vino biologico” – afferma Daniele Piccinin – “non abbiamo la pretesa di dire che il nostro vino è migliore degli altri, ma chiediamo con forza che ci sia correttezza da parte di tutti, e che arrivi un’informazione più esaustiva su cosa contengono e su come vengono prodotti i vini naturali, biodinamici e biologici”.

Soddisfazione dunque per questo primo simposio, che è riuscito a coinvolgere figure autorevoli e un pubblico partecipe e attivo.
Siamo sicuri che ci sarà un seguito, sia perché questi temi sono in continua evoluzione, sia perché non vogliamo che il vuoto normativo che ha caratterizzato il vino biologico per anni si propaghi anche dal punto di vista informativo.

 

Quali lieviti per il vino? Pensieri in merito ad alcune ricerche sperimentali.

Il blog cari lettori è rimasto fermo per un po’di tempo, il termine dell’anno 2012 alla fine è arrivato. Apparentemente si è portato via  il carico di profezie in merito alla fine dei tempi di madre terra, ma l’incremento di energie è risultato decisamente elevato. La crescita spirituale mi ha richiamata in modo deciso a riallineamenti dell’anima, trovando anche il tempo di dedicarmi alle mie amate letture del mondo scientifico vinicolo, scoprendo una serie di articoli interessanti sui lieviti.

Tre studi in particolare mi hanno catturata, soprattutto perchè i risultati ai quali sono giunti i ricercatori portano a conclusioni similari e collegate. Come sappiamo la maggior parte del vino prodotto si basa sull’utilizzo di lieviti commerciali, a scapito della  biodiversità.

Il primo articolo “Influence of the farming system and wine variety on yeast communities associated with grape berries pubblicato sull’ International Journal of food Microbiology Vol. 145, evidenzia come dal confronto tra  due vigneti coltivati, uno in biologico e l’altro in convenzionale, con tre diverse varietà di uva, si riscontrino differenze nelle popolazioni dei lieviti trovati sulle uve. Nel dettaglio, 27 campioni sono stati raccolti da entrambi i vigneti. Di questi campioni, 1080 colonie sono state isolate e un totale di 9 specie sono state identificate. I ceppi più importanti per la fermentazione come Saccharomyces cerevisiae sono stati genotipizzati mediante analisi dei microsatelliti ottenendo nove diversi modelli elettroforetici. I risultati hanno indicato che la diversità dei lieviti presenti sulle uve, è influenzata dai trattamenti fitosanitari effettuati nei vigneti; i vigneti trattati presentano più specie, rispetto a quelli lavorati in biologico, ma meno importanti dal punto di vista della fermentazione e della biodiversità.

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Un’altro studio effettuato in Italia “Biodiversità delle popolazioni indigene Saccharomyces da antiche cantine del sud-est della Sicilia (Italia): la conservazione e il potenziale economico”. – Istituto Regionale della Vite e del Vino, Palermo, Italia,– trae conclusioni non dissimili dal precedente, evidenziando come in una piccola zona della Sicilia, dove si effettuano ancora pratiche artigianali in cantina, su  oltre 900 lieviti Saccharomyces isolati recuperati dalla fine delle fermentazioni spontanee, abbiano rilevato almeno 209 ceppi. La biodiversità è risultata quindi molto elevata  ed in particolare la valutazione a livello di fermentazione, ha evidenziato che un certo numero di ceppi di lieviti autoctoni  isolati, sono risultati essere migliori per la fermentazione di altri ceppi industriali. Le caratteristiche dei vini prodotti con i lieviti autoctoni a livello sperimentale è risultato  industrialmente interessante, dimostrando il potenziale economico nel preservare il patrimonio e la biodiversità dei lieviti autoctoni nella realtà siciliana.

L’ultimo articolo  che cito  è Genetic diversity in commercial wineries: effects of the farming system and vinification management on wine yeasts” pubblicato nel Journal of Applied Microbiology agli inizi del mese di Gennaio. L’obiettivo dello studio era l’analisi della diversità e della distribuzione di lieviti, isolati, da uve coltivate in biologico e con metodo tradizionale, e durante la vinificazione seguente senza o con colture starter in 6 diverse cantine commerciali. Anche in questo studio sono state isolate 10 specie diverse di Saccharomyces cerevisiae, scarsamente presenti sulle uve ma dominanti durante la fase finale di fermentazione, con ben 108 genotipi. Specie, presenza e  diversità dei ceppi , sono stati fortemente influenzati dal sistema di allevamento utilizzato nella coltivazione delle uve e dal sistema di vinificazione utilizzato. La fermentazione indotta ha generato una sostituzione delle popolazioni indigene di lieviti, ma alcuni ceppi non commerciali di cerevisiae sono stati ritrovati nelle fasi finali di fermentazione. Lo studio ha confermato che i ceppi autoctoni sono in grado di condurre il processo di fermentazione fino alla fine, evidenziando l’importanza della conservazione genetica delle popolazioni di lieviti indigeni.

Queste letture e altri approfondimenti, mi rendono sempre più certa, che il futuro nei vini sarà a favore di vinificazioni che utilizzeranno sempre di più i lieviti indigeni, a mio avviso parte integrante di un determinato terroir, ed in particolare determinanti nelle caratteristiche sensoriali di un vino.

Su questo argomento, vi sono diversi punti di vista, anche espressi dagli stessi produttori che lavorano con una base di uve biologiche e biodinamiche; alcuni infatti selezionano i migliori ceppi che ritrovano sulle loro uve, per ottenere i risultati desiderati, altri sono a favore dell’utilizzo di lieviti selezionati commerciali quando non parte la vinificazione, mentre altri ancora si rifiutano di aggiungere lieviti commerciali in assoluto. Esiste una “verità” in merito ai lieviti per fare un buon vino? Personalmente non lo credo. La generazione di un vino è un percorso personale, di ogni singolo vignaiolo, che in base al proprio sentire sceglie” il meglio” in quel momento.

Cena – la cacciagione del territorio incontra:..i nostri vini!

Cari amici domani sera 14 novembre, alle ore 20.30 vi aspettiamo alla cena che vedrà protagonista la cacciagione del territorio, accompagnata ai vini biologici selezionati accuratamente, in base ai piatti proposti dagli chef del Ristorante El Ghota.

Abbiamo ancora qualche posto disponibile, prenotatevi!

Novità dalla tavola rotonda di Fornovo: “Naturale… ancora”

Abbiamo partecipato nella mattinata di ieri, alla tavola rotonda a Fornovo di Taro nella sede di Vini di Vignaioli per capire perchè negli ultimi mesi si è assistito a verbali e sequestri di bottiglie di vino “naturale” a carico di enoteche e vignaioli. 

I termini natura e naturale pongono un problema di ambivalenza, anche se ci sia basa su definizioni dei dizionari più accreditati italiani e francesi. Prendendo atto della contraddizione intrinseca della parola naturale, per quanto riguarda l’attività di “creazione” di un vino, non si può parlare dal punto di vista legale di un prodotto che si auto-produce senza intervento umano. Il termine naturale come spiegato dall’ avvocato  Cecilia Trevisi, può essere utilizzato nell’ambito delle acque minerali ad esempio, che hanno determinate caratteristiche, provengono da fonti sotterranee, al riparo da inquinamento e manipolazioni umane (dell’inquinamento delle falde freatiche se ne parla mai ?).

Tutto ciò che viene modificato dall’uomo non può essere considerato “naturale” nel senso legale del termine.

La bottiglia di vino è un contenitore essenziale e nella etichette risulta obbligatorio riportare determinati elementi, come numero di lotto, denominazione, anno..ect. Per la legge l’etichetta rappresenta pubblicità per il vignaiolo, e deve necessariamente essere chiara, lecita e non ingannevole, non deve generare dubbi per il consumatore finale.

Nel caso di controllo da parte di un organo preposto le contestazioni sono principalmente di due tipi : la prima viene fatta al produttore del vino naturale, che ha utilizzato tale termine, mentre la seconda di solito al venditore per come viene presentata questa tipologia di vino.

La parola vino naturale non è per legge utilizzabile come termine in etichetta da parte del produttore, né per uso commerciale da parte del rivenditore, perché viene commesso un illecito. La legislazione non lo permette per favorire la tutela del consumatore informato e non informato; entrambi i soggetti debbono necessariamente comprendere, che tipologia di vino stanno acquistando, in modo chiaro e trasparente.

Il solo escamotage legale secondo l’avvocato Cecilia Trevisi, è quello di declinare il termine spiegandolo in etichetta, attualmente concesso dalla legislazione; se per me produttore / commerciante il vino che vendo lo definisco “naturale”, devo necessariamente spiegare perché lo ritengo tale, ad esempio,” vino naturale: non contiene chiarificanti “, ma in secondo luogo devo aggiungere, una lista di sostanze che invece sono presenti.    Perché se il vino in questione è naturale per il motivo dichiarato e verificabile da parte degli enti preposti, tramite prelievi di campioni, potrebbe non esserlo per altre sostanze non comprensibili, al consumatore, quindi vanno esplicitate.

Complicato ? Decisamente sì.

La tutela del legislatore è stata studiata anche per i competitors, che sono la componente del mercato dai quali provengono il maggior numero di contestazioni. Il principio di aggiungere un termine migliorativo come può essere il termine “naturale” in etichetta pone in svantaggio i produttori di altra tipologia di vino dal punto di vista legale.

Dagli interventi successivi nella tavola rotonda, da parte di produttori e addetti al settore, risulta evidente che la vita del piccolo vignaiolo e produttore agricolo, appare sempre più difficile, perché le leggi promulgate in UE, sono fatte appositamente per favorire l’industria. Risulta necessario fare in modo che le piccole realtà agricole, in tutti i settori sopravvivano, perchè la qualità della nostra vita non scompaia. Diverse realtà locali stanno facendo da apripista, associandosi per avere un riconoscimento giuridico, come in Francia, Association des Vins Naturels l’associazione dei vini naturali,  oppure in Italia la Cooperativa Valli Unite.

Concludendo: attualmente se si vuole  usare per la vendita il termine “vino naturale”, risulta necessario per essere nella legalità, specificare nel modo più chiaro possibile in trasparenza, “naturale perché….”, ma attenzione, dobbiamo poi poterlo dimostrare!

La patata di Bologna DOP Bio, si racconta, a cena.

Cari amici si avvicina la 4 edizione della Settimana Nazionale della Patata, che dall’1 al 7 ottobre 2012 trasformerà Bologna nella capitale italiana di questo amato tubero, così largamente apprezzato in ogni angolo del nostro pianeta.

Budino di patate con salsa di caramello – piatto PATATA in BO

PATATA in BO ha lo scopo di valorizzare in modo particolare la patata tipica di Bologna, la sola ad ottenere la certificazione DOP in Europa. La Patata di Bologna DOP è protetta a livello nazionale con decreto MIPAAF del 15 giugno 2004 e garantito dal Ministero delle Politiche Agricole  Alimentari e Forestali ai sensi dell’art. 10 del Reg. (CE) 510/06. La patata, per avvalersi della DOP deve essere prodotta esclusivamente e confezionata da aziende agricole, situate nella provincia di Bologna, per garantire il controllo e la tracciabilità.


Per partecipare a questa bella kermesse, abbiamo pensato di abbinare i nostri vini a piatti dove la protagonista di eccezione è la patata di Bologna DOP Bio, nella cena programmata il 2 Ottobre in concomitanza con la Settimana Nazionale della Patata. Gli alimenti base per la creazione dei piatti saranno reperiti dai produttori locali in zona certificati biologici! Il tubero che accompagnerà i piatti creati dagli chef del Ristorante El Ghota, sarà una patata DOP di Bologna certificata ICEA della Società Agricola biologica Marchi Mauro e Claudio di Castenaso (Bologna), che ci hanno gentilmente concesso per la serata pochi kg di patate!

Scoprirete i vini che abbiamo scelto di accompagnare ai piatti della cena e ne parleremo insieme, confrontandoci in merito alle sfumature e sensazioni che il momento vi regalerà.

Bellissima notizia per i vegetariani: prenotate e avrete il vostro menù! 

Appunti dell’ incontro “Tecniche colturali in viticoltura biologica e biodinamica”

Incontro Tecnico e Visita Guidata Tecniche colturali in viticoltura biologica e biodinamica 

Mercoledì 4 Luglio 2012

Cari amici, eccoci di nuovo al lavoro, al rientro da interessanti incontri con produttori, alla ricerca di vini speciali che vi proporremo presto su etica vitis, quindi stay tuned!

Nella attesa, desideriamo condividere brevemente con i più “tecnici” di voi, ipotesi interessanti apprese lo scorso 4 Luglio, durante un incontro tecnico a Tebano.
Nel 2008 in seguito alla domanda di diversi produttori, è stato messo a punto un programma, e proposto l’attuale progetto, ancora in corso. Le ricerche, finanziate dalla Regione E.R. e da CRPV, si svolgono nei vigneti della società “Astra Innovazione e Sviluppo” a Tebano (Faenza), su piante di Sangiovese.
Gli studi in corso mirano a individuare le tecniche agronomiche (in biologico e biodinamica), più consone   a migliorare la fertilità del suolo, le componenti vegeto-produttive delle viti, la qualità di uve e vino, e la resistenza ai patogeni. I dati scientifici e misurabili, rappresentano per gli enti scientifici coinvolti nel progetto, la sfida più importante, che fornirà a termine del monitoraggio, risposte più specifiche agli agricoltori.

Gli organizzatori dell’ incontro sono stati CRPV, Astra, dipartimenti DCA e DISA dell’ Università di Bologna, Prober e Regione E.R. (Direzione generale agricoltura).

La nostra curiosità, verteva soprattutto in merito alle differenze emerse dagli studi, riguardanti i risultati ottenuti, in parcelle coltivate con tecniche colturali in biologico confrontate ad altre coltivate in biodinamica.

Con nostro stupore, allo stato attuale, non sono stati riscontrati valori significativi, che differenziano le parcelle coltivate in biologico e in biodinamico; anche l’analisi dei preparati biodinamici utilizzati, (nella ricerca di ormoni, nutrienti e altre sostanze), allo scopo di spiegare le poche differenze verificatesi nelle parcelle corrispondenti, non ha dato risultati apprezzabili. Le piccole differenze verificatesi all’inizio del progetto, nelle parcelle biodinamiche, trattate con i preparati, hanno riportato un aumento di radici avventizie e concentrazioni leggermente superiori di clorofilla fogliare, ma senza variazioni di valori significativi, paragonati a quelli coltivati in biologico.

Complessivamente la qualità delle uve è risultata molto buona, con entrambe le tecniche colturali applicate nei vigneti.
Vi sono allo stato attuale inoltre, diverse ipotesi ancora in evoluzione, in merito alle differenze genetiche riscontrate nelle comunità dei microrganismi rizosferici (funghi micorrizici), ritrovate nelle diverse parcelle.

I valori dello stato nutrizionale delle viti con una o l’altra delle tecniche colturali, sostanzialmente si equivale, soprattutto in questi primi anni di studio, e considerando che le parcelle non sono state sottoposte ad irrigazione nè fertilizzazione,  hanno dimostrato valori simili in concentrazioni di microelementi, numero di grappoli, peso medio degli stessi, e infine qualità sensoriale del vino.
La valutazione sensoriale infatti, da parte dei degustatori, per i diversi vini ottenuti con la stessa metodologia di vinificazione, provenienti da uve biologiche e biodinamiche, ha ottenuto riscontri positivi sulla valutazione qualitativa degli stessi, senza differenze sostanziali identificabili tra le due “categorie”.

Attendiamo con curiosità il Convegno che si terrà nel prossimo autunno dove verranno presentati diversi dati, corrispondenti alle annate di vinificazione. Continueremo a seguire questo interessante progetto, che proseguirà nei prossimi due anni e che apre la prospettiva di approfondire diverse ipotesi e linee di studio.

Siamo personalmente convinti, che le differenze misurabili, emergeranno nei prossimi anni tra le diverse parcelle coltivate in biologico e biodinamico.