Quali lieviti per il vino? Pensieri in merito ad alcune ricerche sperimentali.

Il blog cari lettori è rimasto fermo per un po’di tempo, il termine dell’anno 2012 alla fine è arrivato. Apparentemente si è portato via  il carico di profezie in merito alla fine dei tempi di madre terra, ma l’incremento di energie è risultato decisamente elevato. La crescita spirituale mi ha richiamata in modo deciso a riallineamenti dell’anima, trovando anche il tempo di dedicarmi alle mie amate letture del mondo scientifico vinicolo, scoprendo una serie di articoli interessanti sui lieviti.

Tre studi in particolare mi hanno catturata, soprattutto perchè i risultati ai quali sono giunti i ricercatori portano a conclusioni similari e collegate. Come sappiamo la maggior parte del vino prodotto si basa sull’utilizzo di lieviti commerciali, a scapito della  biodiversità.

Il primo articolo “Influence of the farming system and wine variety on yeast communities associated with grape berries pubblicato sull’ International Journal of food Microbiology Vol. 145, evidenzia come dal confronto tra  due vigneti coltivati, uno in biologico e l’altro in convenzionale, con tre diverse varietà di uva, si riscontrino differenze nelle popolazioni dei lieviti trovati sulle uve. Nel dettaglio, 27 campioni sono stati raccolti da entrambi i vigneti. Di questi campioni, 1080 colonie sono state isolate e un totale di 9 specie sono state identificate. I ceppi più importanti per la fermentazione come Saccharomyces cerevisiae sono stati genotipizzati mediante analisi dei microsatelliti ottenendo nove diversi modelli elettroforetici. I risultati hanno indicato che la diversità dei lieviti presenti sulle uve, è influenzata dai trattamenti fitosanitari effettuati nei vigneti; i vigneti trattati presentano più specie, rispetto a quelli lavorati in biologico, ma meno importanti dal punto di vista della fermentazione e della biodiversità.

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Un’altro studio effettuato in Italia “Biodiversità delle popolazioni indigene Saccharomyces da antiche cantine del sud-est della Sicilia (Italia): la conservazione e il potenziale economico”. – Istituto Regionale della Vite e del Vino, Palermo, Italia,– trae conclusioni non dissimili dal precedente, evidenziando come in una piccola zona della Sicilia, dove si effettuano ancora pratiche artigianali in cantina, su  oltre 900 lieviti Saccharomyces isolati recuperati dalla fine delle fermentazioni spontanee, abbiano rilevato almeno 209 ceppi. La biodiversità è risultata quindi molto elevata  ed in particolare la valutazione a livello di fermentazione, ha evidenziato che un certo numero di ceppi di lieviti autoctoni  isolati, sono risultati essere migliori per la fermentazione di altri ceppi industriali. Le caratteristiche dei vini prodotti con i lieviti autoctoni a livello sperimentale è risultato  industrialmente interessante, dimostrando il potenziale economico nel preservare il patrimonio e la biodiversità dei lieviti autoctoni nella realtà siciliana.

L’ultimo articolo  che cito  è Genetic diversity in commercial wineries: effects of the farming system and vinification management on wine yeasts” pubblicato nel Journal of Applied Microbiology agli inizi del mese di Gennaio. L’obiettivo dello studio era l’analisi della diversità e della distribuzione di lieviti, isolati, da uve coltivate in biologico e con metodo tradizionale, e durante la vinificazione seguente senza o con colture starter in 6 diverse cantine commerciali. Anche in questo studio sono state isolate 10 specie diverse di Saccharomyces cerevisiae, scarsamente presenti sulle uve ma dominanti durante la fase finale di fermentazione, con ben 108 genotipi. Specie, presenza e  diversità dei ceppi , sono stati fortemente influenzati dal sistema di allevamento utilizzato nella coltivazione delle uve e dal sistema di vinificazione utilizzato. La fermentazione indotta ha generato una sostituzione delle popolazioni indigene di lieviti, ma alcuni ceppi non commerciali di cerevisiae sono stati ritrovati nelle fasi finali di fermentazione. Lo studio ha confermato che i ceppi autoctoni sono in grado di condurre il processo di fermentazione fino alla fine, evidenziando l’importanza della conservazione genetica delle popolazioni di lieviti indigeni.

Queste letture e altri approfondimenti, mi rendono sempre più certa, che il futuro nei vini sarà a favore di vinificazioni che utilizzeranno sempre di più i lieviti indigeni, a mio avviso parte integrante di un determinato terroir, ed in particolare determinanti nelle caratteristiche sensoriali di un vino.

Su questo argomento, vi sono diversi punti di vista, anche espressi dagli stessi produttori che lavorano con una base di uve biologiche e biodinamiche; alcuni infatti selezionano i migliori ceppi che ritrovano sulle loro uve, per ottenere i risultati desiderati, altri sono a favore dell’utilizzo di lieviti selezionati commerciali quando non parte la vinificazione, mentre altri ancora si rifiutano di aggiungere lieviti commerciali in assoluto. Esiste una “verità” in merito ai lieviti per fare un buon vino? Personalmente non lo credo. La generazione di un vino è un percorso personale, di ogni singolo vignaiolo, che in base al proprio sentire sceglie” il meglio” in quel momento.

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Appunti dell’ incontro “Tecniche colturali in viticoltura biologica e biodinamica”

Incontro Tecnico e Visita Guidata Tecniche colturali in viticoltura biologica e biodinamica 

Mercoledì 4 Luglio 2012

Cari amici, eccoci di nuovo al lavoro, al rientro da interessanti incontri con produttori, alla ricerca di vini speciali che vi proporremo presto su etica vitis, quindi stay tuned!

Nella attesa, desideriamo condividere brevemente con i più “tecnici” di voi, ipotesi interessanti apprese lo scorso 4 Luglio, durante un incontro tecnico a Tebano.
Nel 2008 in seguito alla domanda di diversi produttori, è stato messo a punto un programma, e proposto l’attuale progetto, ancora in corso. Le ricerche, finanziate dalla Regione E.R. e da CRPV, si svolgono nei vigneti della società “Astra Innovazione e Sviluppo” a Tebano (Faenza), su piante di Sangiovese.
Gli studi in corso mirano a individuare le tecniche agronomiche (in biologico e biodinamica), più consone   a migliorare la fertilità del suolo, le componenti vegeto-produttive delle viti, la qualità di uve e vino, e la resistenza ai patogeni. I dati scientifici e misurabili, rappresentano per gli enti scientifici coinvolti nel progetto, la sfida più importante, che fornirà a termine del monitoraggio, risposte più specifiche agli agricoltori.

Gli organizzatori dell’ incontro sono stati CRPV, Astra, dipartimenti DCA e DISA dell’ Università di Bologna, Prober e Regione E.R. (Direzione generale agricoltura).

La nostra curiosità, verteva soprattutto in merito alle differenze emerse dagli studi, riguardanti i risultati ottenuti, in parcelle coltivate con tecniche colturali in biologico confrontate ad altre coltivate in biodinamica.

Con nostro stupore, allo stato attuale, non sono stati riscontrati valori significativi, che differenziano le parcelle coltivate in biologico e in biodinamico; anche l’analisi dei preparati biodinamici utilizzati, (nella ricerca di ormoni, nutrienti e altre sostanze), allo scopo di spiegare le poche differenze verificatesi nelle parcelle corrispondenti, non ha dato risultati apprezzabili. Le piccole differenze verificatesi all’inizio del progetto, nelle parcelle biodinamiche, trattate con i preparati, hanno riportato un aumento di radici avventizie e concentrazioni leggermente superiori di clorofilla fogliare, ma senza variazioni di valori significativi, paragonati a quelli coltivati in biologico.

Complessivamente la qualità delle uve è risultata molto buona, con entrambe le tecniche colturali applicate nei vigneti.
Vi sono allo stato attuale inoltre, diverse ipotesi ancora in evoluzione, in merito alle differenze genetiche riscontrate nelle comunità dei microrganismi rizosferici (funghi micorrizici), ritrovate nelle diverse parcelle.

I valori dello stato nutrizionale delle viti con una o l’altra delle tecniche colturali, sostanzialmente si equivale, soprattutto in questi primi anni di studio, e considerando che le parcelle non sono state sottoposte ad irrigazione nè fertilizzazione,  hanno dimostrato valori simili in concentrazioni di microelementi, numero di grappoli, peso medio degli stessi, e infine qualità sensoriale del vino.
La valutazione sensoriale infatti, da parte dei degustatori, per i diversi vini ottenuti con la stessa metodologia di vinificazione, provenienti da uve biologiche e biodinamiche, ha ottenuto riscontri positivi sulla valutazione qualitativa degli stessi, senza differenze sostanziali identificabili tra le due “categorie”.

Attendiamo con curiosità il Convegno che si terrà nel prossimo autunno dove verranno presentati diversi dati, corrispondenti alle annate di vinificazione. Continueremo a seguire questo interessante progetto, che proseguirà nei prossimi due anni e che apre la prospettiva di approfondire diverse ipotesi e linee di studio.

Siamo personalmente convinti, che le differenze misurabili, emergeranno nei prossimi anni tra le diverse parcelle coltivate in biologico e biodinamico.

Bio è meglio! Cena d’estate con il menù che rinfresca

Alzi la mano chi si sente accaldato? Abbiamo pensato ad una soluzione: una cena fresca d’estate all’insegna del biologico 

Cari amici stiamo preparando per voi l’ultima cena prima della pausa estiva!  La cornice della serata è il Ristorante Il Ghota a Funo di Argelato, Bologna.

Ristorante il Ghota

Il caldo torrido degli ultimi giorni non ci ha dato respiro e quindi abbiamo pensato ad un luogo fresco e a piatti freschi abbinati a questi vini:

Gavi Pisè – La Raia che accompagnerà l’aperitivo a buffet; l’azienda lavora in biodinamica ed è certificata Demeter. Se volete maggiori informazioni potete leggere il nostro post dello scorso Novembre.

Vernaccia di San Gimignano  – Montenidoli, abbinata al primo. Montenidoli è una azienda storica a San Gimignano. Il loro primo vino è nato nel 1971, e da allora hanno sempre coltivato la terra in biologico, con metodi biodinamici.

Grignolino d’Asti Cascina Tavjin, con carpaccio tiepido di vitello dell’Appennino con chips di patate novelle e olio di rosmarino. Il Grignolino di questa azienda ha carattere e parlando con Nadia e i suoi genitori sono molto chiari i valori della famiglia . Trovate un mio post dello scorso anno scritto in merito a questa azienda.

Moscato d’Asti – Torelli accompagnato al dolce studiato apposta per avvolgere il palato nella morbidezza e dolcezza. Di questo Moscato, fresco e con un residuo zuccherino non troppo alto, abbiamo sentito decantare lodi anche da coloro che il Moscato non lo hanno mai apprezzato!

Non vogliamo dilungarci troppo in parole descrittive, crediamo che i vini debbano essere assaggiati e abbinati al piatto giusto, che ne esalterà caratteristiche e sensazioni. Siamo certi che ogni vino vi regalerà un’ emozione sensoriale diversa e unica. Vi aspettiamo!

Eco-labels. Sì o no in bottiglia?

Studi americani dimostrano che le eco-etichette non sono considerate un valore aggiuntivo per una bottiglia di vino.

Navigando tra le notizie del web, l’articolo di  Edoardo Narduzzi ci riporta al problema “green labels”.

Si evince dallo scritto, che l’etichetta presente in un vino “bio” (collochiamo la parola tra virgolette, per comprendere le diverse definizioni, da agricoltura biologica e biodinamica) non viene considerata dal cliente finale come importante. In particolare, il prezzo della bottiglia maggiorato, non viene correlato ad una immagine di qualità e caratteristiche organolettiche diverse da altri vini e quindi non accettato.

Uno studio di Delmas e Grant “Eco-labeling Strategies and Price-Premium, evidenzia come  i consumatori statunitensi, siano più propensi ad acquistare prodotti” bio”, se le pratiche certificate, possono fornire dei benefici reali percepibili per la salute, oppure in qualità e bontà superiori del prodotto.

Quale deve essere pertanto l’obiettivo di una etichetta che certifica un vino “bio”?

Certamente sarebbe importante ridurre l’asimmetria informativa tra produttore e consumatore, fornendo informazioni relative alla qualità e alle caratteristiche organolettiche del vino, comunicando il  valore aggiunto, come ad esempio, il non utilizzo di chimica in vigna e additivi nella vinificazione.

Dagli studi sopracitati emerge che quando si tratta di vino, al contrario del mondo alimentare, la eco-certificazione non è ben compresa dai consumatori con addirittura un effetto negativo sui prezzi del vino. Un’ etichetta che riporta un marchio di certificazione in biologico/biodinamico, influisce poco nell’incrementare l’immagine del vino, se non viene comunicato al consumatore in modo chiaro il valore aggiunto specifico del prodotto e la qualità dello stesso.

Un sovrapprezzo in valore della bottiglia, potrebbe essere accettato da parte del consumatore, se fossero compresi dallo stesso i vantaggi connessi al processo di certificazione, come ad esempio la salvaguardia delle viti e dell’ambiente preservando la biodiversità, il controllo del processo produttivo,.ect .
Questi valori che sono compresi da enologi e addetti al settore, non vengono però comunicati al consumatore che ignora il lavoro e le fatiche del produttore, e non è di conseguenza disposto a pagare un vino certificato in etichetta un prezzo maggiorato di un vino senza eco-etichetta.

Nel settore del vino “bio”, si verifica una situazione atipica rispetto ad altri settori, e appare evidente la difficoltà da parte dei consumatori (degli USA, per gli studi citati, ma potremmo includere anche il consumatore Italiano), di comprendere le differenze dei prodotti, le caratteristiche di produzione e di certificazione e di conseguenza la percezione  del prodotto vino, non può essere associata a valori che permettono di giustificare un prezzo maggiorato delle bottiglie, a danno del produttore.

Uno spunto interessante emerso dall’articolo di Narduzzi, riguarda i consumatori di vini “bio” negli USA; risultano maggiormente informati, secondo lo studio di Lester Kwong, istituto enologico canadese Brock University – (studio pubblicato Journal of Wine Economics, n°2/2011) degli altri consumatori abituali di vino, e di conseguenza il valore del prezzo di una bottiglia, viene valutato dagli stessi, soprattutto in merito alla conoscenza del brand  e alla qualità effettiva del vino.

Vino al calice o in bottiglia?

Articoli recenti riportano il cambiamento dei consumi di vino da parte del cliente al ristorante, in particolare, il trend in crescita risulta essere la richiesta del calice di vino.
Questo nuovo trend appare legato a diverse motivazioni: desiderio di poter assaggiare vini diversi da accompagnare ai piatti, ad un prezzo accettabile, affiancata alla necessità di assumere poco alcol durante il pasto, per il timore dell’alcol test. A questo proposito  un calice di vino di bassa gradazione da abbinare al menù scelto, appare la soluzione più adatta e salutare.

Il cambiamento attuale impone quindi un adattamento moderno da parte del ristoratore, che attualmente in base alle richieste della clientela, dovrebbe poter presentare una carta dei vini “al calice” o con formati da 0,50 litri, soprattutto leggeri con una gradazione alcolica non superiore ai 12,5 gradi.

Quanti ristoranti sono pronti ad adeguarsi a questo nuovo trend?  Noi crediamo siano davvero pochi.

Nel mondo dei vini biologici e biodinamici, in particolare, la possibilità di provare calici diversi di vino, praticamente non  esiste se non in qualche ristorante di alto livello, che ha anticipato la tendenza attuale o in pochi locali specializzati nel biologico.

Cari lettori, come vi comportate al ristorante? Chiedete la bottiglia intera o un calice di vino?

P.S. Allo scopo di farvi assaggiare vini biologici e biodinamici diversi, accompagnati ad ottimi piatti stiamo organizzando una serata tutta bio a Bologna, dove sarà possibile mangiare ottimi piatti cucinati da una famosa cuoca bolognese. Presto la notizia ufficiale.

Vivit lo spazio “vino bio” a Vinitaly 2012

Cari amici ,

il vino biologico e biodinamico è in forte crescita, lo dimostrano i dati del Prowein 2012, dove il padiglione dedicato era di dimensioni superiori all’anno precedente, e il numero di visitatori è duplicato.
Anche il Vinitaly come sapete ha dedicato quest’anno, uno spazio esclusivo, Il Vivit.

Abbiamo trovato un paio di video che vi potete guardare nei prossimi giorni di festa, per reperire qualche informazione, sul mondo dei vini biologici e biodinamici.

Vino, alimenti bio e Green al Critical Book and Wine 2012

Partenza! Questa sera alle 19.30 si apre la terza edizione del Critical Book and Wine il mercato degli editori e vignaioli indipendenti, Vini da leggere e libri da gustare!

Documentari, dibattiti, concerti, degustazioni, e workshop in merito ad argomenti diversi, attendono chi si trova a Bologna nei prossimi giorni.

In particolare, gli organizzatori hanno costruito  attraverso una fitta rete di contatti, una manifestazione ricca di tematiche; una di queste da noi particolarmente sentita è quella green, in questo caso centrata sull’aspetto  “natura come bene comune” e riguarda gli spazi urbani condivisi nella nostra città, per renderla più vivibile.

A tale proposito, si parlerà del progetto che vede già realizzato a Bologna il primo orto sul tetto di un palazzo di edilizia residenziale pubblica, l’orto idroponico, Da non perdere l’ iniziativa di Sabato, con l’opportunità di adottare piante di varie famiglie, che sarebbero altrimenti destinate al compostaggio; Domenica il laboratorio studiato per bambini (e non solo) “Semina il tuo Cibo”, dove si pianteranno vari ortaggi.

Un aspetto molto interessante è legato  agli alimenti che si consumeranno in loco, tutti biologici e biodinamici a chilometro zero, valorizzando i produttori locali. Particolare  attenzione è rivolta al menù vegano, che ci rende particolarmente entusiasti . Siamo curiosissimi di assaggiare le specialità fatte a mano, vegane e non  che si potranno abbinare ai vini dei vignaioli presenti tra i quali ritroviamo:

Folicello, la Vigna, La Viranda, Spagnol Eris, Pisoni, Borgo delle Oche, Vicentini Orgnani, Zaghis,  La torre, I Botri di Ghiaccioforte, Aurora, Tenuta Folesano, Vigneto San Vito, La Verde Collina, San Fereolo, Lusenti, Meoli, Riserva Cascina.

Vi aspettiamo Venerdì 9 Marzo alle 18.30 con la proiezione di “Senza Trucco. Le donne del vino naturale” dove saranno presenti gli autori Giulia Graglia e Marco Fiumara, e una delle protagoniste del documentario Nicoletta Bocca (Az. Vitivinicola San Fereolo), che vi accompagnerà alla degustazione di tre suoi vini, disponibili su etica vitis, Dogliani 2006, Coste di Riavolo 2006, Austri 2005. Sulla nostra vetrina trovate inoltre, alcuni vini delle Aziende vitivinicole biodinamiche Pisoni e Vigneto San Vito .

Ci siamo soffermati in particolare sui vignaioli, ma saranno presenti anche birrifici, tanti editori indipendenti e numerosi gruppi musicali. Il programma per intero è consultabile al sito del TPO.

A Domani!

Vendemmia 2011 – Azienda agricola Guccione

Avevo programmato di scrivervi un bel post dell’azienda  agricola Guccione, ma poi sono arrivate notizie della vendemmia 2011…così ho deciso di mettere al corrente tutti voi di come si è svolta.

La stagione calda  ha provocato una  maturazione anticipata delle uve in diverse aree italiane. Questo evento  si è verificato anche in Sicilia nella Contrada Cerasa, ma  fortunatamente le piante non sono entrate in  stress idrico grazie alle piogge primaverili, che hanno dissetato i terreni argillosi, trasformandoli in  una sorta di riserva idrica nel periodo di forte calura estiva.

Vi allego una foto del  terreno della azienda,  che ho scattato quando sono andata a trovare Francesco Guccione, che evidenzia la struttura compatta e il colore grigio scuro dell’argilla.

Vi riporto con gioia, il breve testo che mi ha inviato l’azienda, dove tra le righe si percepisce come la vita e l’amore per questa terra siano particolarmente legate alle viti e all’alternarsi delle stagioni. La trepida attesa della raccolta delle uve, la trasformazione in mosto..e infine sarà vino!

Vendemmia di Passione

L’uva è diventata mosto …Noi il nostro lavoro (è stata fantasticamente dura) l’abbiamo fatto:  ora tocca amadre natura fare il resto.  Abbiamo finito di vendemmiare e i nostri grappoli di Trebbiano, Catarratto extralucido, Nerello Mascalese e Perricone sono stati gli amici di una settimana di lavoro e di passione. In un’annata che ha visto un calo importante nelle quantità di uva prodotta in Italia la nostra meravigliosaterra ci ha regalato un frutto di grande qualità, che ora cercheremo di valorizzare seguendo i canoni e i ritmi della natura , come consuetudine, per i nostri prodotti.Veruzza, Lolik, Girgis extra, Arturo di Lanzeria, Gibril 2011,  sono appena nati e hanno tutti i presupposti per diventare vini vigorosi e armoniosi, in linea con le nostre annate migliori. Sul campo abbiamo sudato e faticato per portare a termine la vendemmia in tempo utile, prima che iltempo volgesse al peggio, ma aspettando pazientemente il momento giusto, quando l’uva avesse finalmente  raggiunto il perfetto grado di maturazione. Ci ha tenuto compagnia un’estate calda e umida che, oltre a non darci respiro fisico, ha contribuito a creare delle condizioni particolari in vigna che ci hanno permesso di valutare con calma i tempi di vendemmia e ora non abbiamo che da goderne i risultati. Guardare i nostri collaboratori , stanchi ma soddisfatti, alla fine di una giornata di lavoro è stata la piùgrande soddisfazione;  “gente di campagna”,  di poche parole ma che in uno sguardo ti fa capire tutto esubito: c’era molto orgoglio nei loro occhi, prima ancora che nei nostri, nel raccogliere il frutto di un anno disforzi  comuni. I dubbi e le incertezze che inevitabilmente accompagnano i nostri pensieri e le nostre azioni durante lastagione che avvicina alla vendemmia, si sono dissipati nell’incrociare lo sguardo di chi di campagna vive erespira e anche noi abbiamo tirato il nostro respiro…di sollievo.Ora non ci resta che osservare l’uva diventare vino secondo il consueto miracolo della natura,  intervenendo il meno possibile, controllando che tutto proceda per il meglio, fino al momento in cui anche quest’annatacosì particolare, sarà finalmente pronta a “vivere” in bottiglia,  per raggiungere coloro che apprezzano ilnostro lavoro…E come sempre non saremo noi a decidere quando… sarà il vino a farcelo sapere, attraverso una degustazione che ora  possiamo solo  immaginare, sognare, presagire.

Serate VINO BUONO+BIO

Siete tutti invitati  alle tre serate che etica vitis organizza  con l’ Accademia della Muffa Nobile delegazione di Bologna,  e Agribio E.R.

I veri protagonisti delle degustazioni, saranno i produttori, che racconteranno la loro storia e come producono i loro vini.

Nella prima parte della serata verranno spiegate brevemente le  metodologie di coltivazione biologica  e biodinamica, spiegando nel modo più semplice possibile le differenze e le modalità dei metodi produttivi . In seguito verranno serviti i vini e spiegate le diverse caratteristiche durante la degustazione.
Costo € 17,00 soci AMN, AIMS, ASPI, APR, Agri.Bio.


Per info e prenotazioni: Accademia della Muffa Nobile
Varoli Maurizio 336 557490 info@bolognamineralshow.com
Oppure a Lorenzini Emilio Sergio 348 0404955 emilio.lorenzini@muffanobile.it

Le serate si terranno alla sede dell’ Accademia a Bologna. Vi aspettiamo!

Convegno SANA “Vini naturali, biologici e biodinamici: ieri, oggi, domani..” 2° parte

Domenica 11 Settembre si è tenuto il Convegno  al SANA organizzato da  AIES (Accademia internazionale enogastronomi sommeliers) e presentato da Renzo Santi, presidente onorario della associazione.

Finalmente sono riuscita a dedicarmi alla scrittura del secondo post, come promesso del Convegno che si è tenuto al Sana.

Ho apprezzato l’intervento di Sofia Pepe della Azienda Agricola Emidio Pepe, nota per la lunga tradizione di quattro generazioni di vignaioli,  che coltivano la vite in biodinamica rispettando le piante e il territorio. Il suo intervento ha evidenziato il paradosso attuale, nel fatto di dover segnalare alle commissioni di assaggio DOC e IGT che il loro vino in degustazione è un vino naturale. Una volta tutto il vino era naturale! La loro azienda produce dal 1964 con metodi che producono un vino genuino, senza addizione di chimica nei vigneti, né tantomeno in cantina.

La produttrice afferma, che qualora venisse approvato il disciplinare del vino biologico, con le indicazioni attuali in Comunità Europea, come azienda toglieranno la dicitura di vino da uve biologiche in bottiglia, perché il disciplinare attuale come impostato tende ad omologare il vino da agricoltura biologica a quello convenzionale.
Stanislao Radikon, vignaiolo, conferma la linea sottolineando con preoccupazione che attualmente numerose realtà industriali stanno cercando di produrre vino bio, che non è un prodotto comparabile con il vino prodotto dall’artigiano; il produttore evidenzia che manca comunicazione in merito a queste tematiche che essendo importanti dovrebbero essere trasmesse al consumatore.

Fabio Giavedoni, curatore della guida Slow Wine, interviene spiegando che la qualità dei vini naturali è cresciuta notevolmente negli ultimi anni, ma la difficoltà di reperimento, li ha portati a scrivere una guida che descrive il lavoro del produttore e la sua storia. La sua opinione, che ritengo condivisibile, evidenzia che se anche grosse realtà industriali, dovessero convertirsi al biologico, ciò non dovrebbe spaventare il piccolo produttore la cui storia gli permetterà di differenziarsi, ed essere valutata dal consumatore attento.

L’ultimo intervento che ha fornito dati a mio avviso molto interessanti in merito al consumatore, è stato quello di Maurizio Manzoni, responsabile dellEnoteca Regionale dell’E.R.

Una percentuale alta (70-71%) tra i consumatori abitudinari di vino, non ha idee chiare in merito alle differenze tra un vino prodotto con uve biologiche e un vino prodotto con uve biodinamiche, appaiono completamente disorientati; incide nella scelta la qualità del singolo vino e la conoscenza del produttore.

Concludo con il dato emerso di un certo rilievo; vi è la constatazione che il consumatore arriva a questo tipo di prodotto, da conoscitore di vini, con un percorso personale, passando dal mondo dei convenzionali a quello dei biologici, e come tale è maggiormente disposto a spendere qualcosa in più, perché attento alla propria salute.

In seguito ad interventi del pubblico, è risultato evidente che  il  consumatore medio non riesce a trovare attualmente un numero sufficiente di informazioni in merito a questi vini, tali da potergli permettere una scelta; spesso inoltre, il ristoratore non è in grado di comunicare il vino al cliente, e spiegarne caratteristiche e metodologia di produzione.